Città del Messico – Il Messico soffre senza subbio di una crisi di sicurezza. Tutti hanno paura, manca la fiducia nelle autorità, i corpi di polizia non fanno sentire sicuri (al contrario), nelle grosse città si percepisce la tensione, i cittadini non confidano l’uno con l’altro e allo stesso tempo si sentono complici del sistema e del "tumore" chiamato insicurezza, ormai decisamente fuori controllo.A sentire le campagne in televisione e radio dell’attuale governo Calderón si potrebbe pensare che si stia lavorando molto per correggere quest’assunto, però i dati a disposizione sono contundenti e smentiscono i discorsi politici, ma peggio ancora è la percezione di chi qui ci vive che non lascia dubbi.
E la percezione, come si dice, è realtà. Sabato scenderanno per le strade delle principali città messicane proprio i cittadini, in segno di protesta contro l’ascesa della criminalità, dei sequestri di persona, del narcotraffico, che continua a uccidere tutti i giorni, e contro la corruzione della polizia.
Emblematico il caso del sequestro Martì, 14enne figlio di un grosso impresario proprietario di una della più grande catena di articoli sportivi messicana, ucciso dai sequestratori dopo che il riscatto era già stato pagato. I sequestratori erano connessi al narcotraffico e coperti da alti esponenti delle forze di polizia.
Ora risulta che Calderón, insieme ad altri esponenti politici di grosso calibro, inclusi molti governatori statali, abbiano firmato un accordo per la sicurezza nazionale, provvedimento però che suona a pura campagna politica e non ad un piano che realmente ispiri fiducia nei cittadini. Tra l’altro un patto per la sicurezza firmato da Calderón con Ruiz, governatore di Oaxaca, e Mario Marin di Puebla fa un po’ sorridere visti i precedenti di questi soggetti e di molti altri che vi hanno contribuito.
Fatto sta che più del 50% dei messicani consideri che il provvedimento non avrà effetti di contenimento della criminalità. Da qualsiasi punto di vista si guardi, allo stato delle cose, qualsiasi cosa facciano o dicano le autorità messicane risulta pessima o comunque inutile a risolvere il problema, come ad esempio la proposta di pena di morte per i sequestratori.
Il vero problema è un altro, la corruzione in Messico domina dall’interno i corpi di polizia e il sistema giudiziario. A che serve proporre la pena di morte o più sensatamente l’ergastolo per i sequestratori se quasi mai si arriva a perseguirli?
L’impunità del sistema giudiziario permette a delinquenti, narcos e mafiosi di prendersi gioco delle leggi e delle autorità ed in mezzo a tutto questo polverone, i politici, coinvolti ed in parte responsabili del problema, ci speculano per lucrarne politicamente (e non solo…) e raggiungere benefici e mete personali.
La corruzione ha poi radici culturali forti, dal poliziotto all’angolo all’autorità più alta, così come a tutta la cittadinanza, buona o cattiva che sia, ed è fomentata dal livello di tolleranza che qui in Messico non ha più limite.
La conseguenza della corruzione è la mancanza dell’applicazione delle leggi, la mancanza di professionalità della polizia e l’impunità rampante che nasce dagli atti abusivi ed arbitrari di politici e governanti. Non fa scandalo quasi più nulla, morti, sequestri, sparatorie, decapitazioni in scontri tra narcos, e neanche elezioni rubate.
Si è accettato tutto in un paese dove la giustizia è relativa o meglio legata esclusivamente al conto in banca. Si è arrivati a tollerare tutto perché tutto è relativo, tutto l’illecito può essere lecito, basta pagare. Ed è sempre stato così. Sino ad ora però avevano questo privilegio solo ricchi e politici, ma qualcosa è cambiato, oggi anche la delinquenza organizzata ed il narcotraffico hanno il denaro e con questo tutte le capacità di corrompere e quindi rimanere impuniti e con le spalle coperte da appoggi politici.
Che si fa ora? Proprio i ricchi e le loro famiglie sono le prime vittime, con i sequestri di persona, del sistema che gli ha sempre protetti e beneficiati: ora pretendono una sollevazione popolare e chiedono ai politici di compromettersi. Ma basterà una marcia a cambiare lo stato delle cose se la politica continuerà a rimanere immischiata ai narcos per interesse?
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