lunedì 29 settembre 2008
Il Messico sembra sempre più avviato a trasformarsi in un paese in balia dei cartelli della droga. La modalità di affrontare il narcotraffico del presidente Calderón rispetto alla Colombia di Uribe è simile nei difetti ma non nei pregi.

Città del Messico – L’esempio della Colombia e della sua molto poco convincente lotta al narcotraffico è sempre stato il modello principale per Felipe Calderón. E’ risaputo che dal primo giorno del suo governo, il presidente messicano ha cercato di seguire le orme del suo omologo colombiano Alvaro Uribe, tanto da dichiarare sin da subito una “guerra” al crimine organizzato. A due anni dall’inizio della guerra però ci si inizia a chiedere: che risultati si sono ottenuti? Soprattuto tenendo in conto l’attacco terroristico di Morelia.

Sebbene Calderón abbia avuto l’intenzione di seguire l’esempio colombiano, è venuto a mancare al momento di metterlo in pratica.

Uribe, infatti, per prima cosa si fece carico di una vera e propria depurazione dei corpi di polizia, della creazione di gruppi speciali per combattere contro crimini specifici, come il sequestro di persona, e della stipulazione di un grande compromesso tra Stato e società contro il crimine organizzato.

Tutti elementi che sono mancati qui in Messico dove i corpi di polizia continuano ad essere gli stessi di sempre, divisi nei tre livelli di competenza(federale, statale e municipale) e senza coordinazione davanti al crimine organizzato. Senza dimenticare l’alto tasso di corruzione che spesso si traduce in poliziotti coinvolti e alle dipendenze del narcotraffico.

E’ venuto a mancare poi, anche il con la cittadinanza, a causa di una classe politica spaccata e divisa da spicciole logiche di partito e che continua, ad oggi, a dare priorità a successi personali rispetto al futuro del paese.

Calderón solo dopo Morelia ha iniziato a fare richiamo alla società civile, prima di ottenere risultati però dovrà restituire credibilità a tutte le istituzioni, in questi giorni ai minimi termini storici. La strada per lottare contro il narcotraffico in Messico sembra essere ancora molto molto lunga.

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di Antonio Pagliula ~ 12:00 AM

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venerdì 26 settembre 2008
Calderón alla Onu chiede un Messico protagonista e non solo spettatore, rivendicando un posto nel Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite.

Durante la sua prima presenza alle un incontro delle Nazioni Unite, il presidente messicano Felipe Calderón conferma, per l’ennesima volta, la volontà del suo paese di occupare un seggio non permanente nel Consiglio di Sicurezza della Onu, proprio quando il Messico vive uno dei momenti più critici dovuto alla delinquenza e alla mancanza di sicurezza (vedi attentato terroristico di Morelia).

L’ultima volta che il Messico ha occupato un posto nel consiglio della Onu è stata comunque nel 2002/2003 quando votò contro la guerra degli USA al terrorismo in Iraq, scatenando quasi una crisi bilaterale tra i due paesi.

Il posto come membro non permanente è dato quasi per sicuro.

Calderón ha anche avuto il tempo di inaugurare una sessione di Wall Street, nel bel mezzo della crisi finanziaria, e di poi incontrarsi con Shakera e con Alejandro Sanz per promuovere un accordo regionale, che coinvolge anche Argentina, El Salvador, Panama, Paraguay e Colombia, sullo sfruttamento infantile.

Importante è sembrata invece la proposta da parte del presidente francese Sarkozy di allargare finalmente il G-8 per renderlo un G-13 o un G-14 con l’inclusione di Cina, India, Sudafrica, Messico e Brasile. Sarebbe ora…

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di Antonio Pagliula ~ 3:34 AM

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Storia messicanissima. Dalla commedia alla tragedia in un lampo. Muore l’ubriacone più famoso della rete in Messico.

Da tempo era diventato famoso su YouTube per un esilarante video che mostrava le detenzioni di conducenti ubriachi, poi intervistati dalla televisione. Bene il conducente “borracho” più famoso della rete in Messico, Guillermo López Langarica, è risultato purtroppo vittima del suo stesso vizio, morto investito da un’auto condotta da una ubriaca. Ecco il suo video:



Ironicamente l’alcol l’aveva reso famoso e lo stesso alcol l’ha poi ucciso. “Don Memo” rimarrà nella storia per aver dichiarato nell’intervista di essere il “figlio del papà”, specificando poi di essere il figlio del presidente della CANACA (centrales de abastos de la Rep. Mexicana), ente assolutamente inesistente. Più dei 6 milioni di visualizzazioni per i suoi vari video su YouTube.

Ecco un altro video sulla stessa linea:



Più in là dei video, tutto sommato divertenti, non si deve però ignorare quella che è una vera e propria piaga sociale qui in Messico, le persone che guidano con tassi alcolici decisamente fuori la norma sono infatti troppe, così come sono troppi gli incedenti stradali. La colpa è anche della legge che non prevede formazione di nessun tipo per ottenere la patente di guida, bastano infatti 300 pesos (20 euro) per entrarne in possesso, senza dimenticare anche l’inadeguatezza dei “vigili” nel fare rispettare l’ordine stradale (spesso solo alla ricerca di piccole tangenti).

Se noi italiani siamo pessimi nel rispettare le norme della strada non immaginate cosa possa succedere per le strade messicane ed in particolare di Città del Messico.

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di Antonio Pagliula ~ 3:04 AM

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giovedì 25 settembre 2008
Curiosando tra le chiavi di ricerca attraverso le quali la gente finisce su questo blog non si può fare a meno di notare il solito fascino con il quale “l’italiano” da sempre guarda all’America Latina. Sembra più che ricorrente il sogno di raggiungere “il paradiso” lasciando l’Italia.

Il primo premio va senza dubbio a questo navigatore da Sona, provincia di Verona, che come chiave di ricerca su Google cercava “andare in Sudamerica senza soldi”. Ma la voglia di evasione dai confini italiani con destino AL ha più di una conferma, ecco gli esempi per questo mese di settembre:

- vivere in Sudamerica (il più gettonato)
- documenti per vivere in Argentina
- lavorare in Messico
- salario in Messico
- 6 mesi in Sudamerica
- autorizzazione d’ingresso in Sud America
- come acquistare casa sud america
- come lavorare in Mexico
- quanto costa una casa in Messico
- costo della vita a città del Messico
- costo della vita mensile a Buenos Aires 2008
- costo vita sud america classifica
- dove si vive bene in sud america
- dove andare a vivere in Sud America
- economicamente come si vive in Cile?
- lavoro viaggio sud america
- mettersi in proprio in Brasile
- Mexico buon paese per vivere
- monolocale in Messico
- andare a pescare in sudamerica
- prezzi terreni agricoli in sud america

Poi non potevano mancare le ricerche sulle donne latine:

- blog su esperienze sessuali nel caribbe
- le sudamericane sono più facili delle italiane

E le chiavi più assurde:

- la caduta della moneta americana era prevista nell'apocalisse
- mi hanno denunciato e sono clandestino posso difendermi?
- quante guerre ci sono state dall’inizio del mondo
- creazione ufficiale del partito di Berlusconi in sud america
- futura guerra sudamerica stati uniti

E per chiudere i due internauti che si rivolgono a Google con la domanda del secolo in cerca di risposta:
- castro è un dittatore?
- fidel castro è un dittatore?

Qualcuno gli risponda per favore.

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di Antonio Pagliula ~ 8:22 AM

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martedì 23 settembre 2008
Molti governi latinoamericani sembrano rallegrarsi della crisi dei mercati finanziari, come se questo significasse la caduta del sistema capitalista e di conseguenza dell’Impero Usa. Ma è realmente giunta la fine del capitalismo e dell’“Impero”?

I presidenti di Venezuela, Argentina, Bolivia, Ecuador festeggiano come un successo la crisi finanziaria. Cristina Fernandez in Argentina dichiara: “Stiamo vedendo come questo primo mondo, che ci avevano descritto come la Mecca da raggiungere, è esploso come una bolla di sapone”. E’ però realmente giunta la fine del capitalismo e dell’Impero statunitense? Sinceramente non credo. Fossi un presidente latinoamericano mi preoccuperei seriamente, visto e considerato che gli Stati Uniti in recessione economica vorrebbe dire una riduzione drastica generalizzata dei prezzi delle materie prime (petrolio per Venezuela, gas per Bolivia, soya per Argentina per esempio) ed una diminuzione della domanda di manifatturiera.

Senza dimenticare che sarebbe più difficile per i paesi latinoamericani accedere a prestiti, dovuto al fatto che gli investitori sposterebbero le loro preferenze verso mercati più sicuri. Non c’è quindi niente da rallegrarsi. Nonostante si stia assistendo ad una delle più gravi crisi dei mercati della storia sembra eccessivo e fuori luogo proclamare populisticamente “la decadenza dell’Impero americano” o la fine del mondo capitalista o il fallimento delle leggi del mercato aperto.

Niente di tutto questo. Sicuramente ci sarà un dovuto ridimensionamento (vedi l’intervento/riscatto finanziario per un totale di 700milioni di miliardi di dollari, pari a ¾ del Pil messicano o a due anni di guerra in Iraq) ma gli Stati Uniti continueranno per il momento ad essere una superpotenza mondiale. Non dimentichiamo poi che il sistema bancario Usa è il più solido e regolamentato, e, nonostante tutto, continua ad essere il più preparato ad affrontare la crisi, molto meglio delle banche asiatiche ed europee.

Una dimostrazione? Gli Usa continuano ad essere un rifugio sicuro per gli investitori di tutto il mondo, anche nel bel mezzo della crisi finanziaria. Basta pensare che il giorno del dichiarato fallimento di Lehman tutto il mondo correva a comprare dollari, come dimostra la rivalutazione della moneta Usa. L’incertezza e la turbolenza dei mercati si è tradotta in acquisto di dollari e questo nonostante la crisi colpiva proprio i mercati statunitensi, e finché questo accadrà la caduta dell’“Impero” sarà lontana.

Nessuno in tutto il mondo per tutelarsi di fronte alla crisi dei mercati ha comprato Bolivares Venezuelani, Pesos Argentini o Reales brasiliani, neppure Euro. Questo la dice lunga soprattutto perchè, con la crisi finanziaria ormai in corso, tutte le economie mondiali sembrano deteriorarsi più velocemente di quella statunitense.

L’“Impero Usa” non sembra quindi così vicino alla caduta come si crede. Ci si dovrebbe meglio preoccupare per gli effetti della crisi nei paesi latinoamericani. C’è un detto che in Messico dice: “cuando a Estados Unidos le da la gripa a mexico le pega pulmonia con tetanos, fiebre amarilla e varicela” (se gli Stati Uniti prendono l’influenza, il Messico si becca la polmonite con il tetano, la febbre gialla e la varicella) e credo non ci sia bisogno di aggiungere altro.

Con una crisi di queste dimensioni non solo il Messico ma l’intero continente latinoamericano potrebbe ammalarsi e gravemente. C’è poco da festeggiare.

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di Antonio Pagliula ~ 4:00 AM

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lunedì 22 settembre 2008
Non si era mai visto in Messico un attentato come quello della notte del grido d’indipendenza nella città di Morelia dove sono stati fatti esplodere ordigni contro la gente che stava assistendo alla celebrazione. Un atto terroristico firmato da uno dei cartelli della droga più potenti nel paese.

Città del Messico – Che interesse ha il narcotraffico nel terrorizzare la società civile? Visto che non ci sono precedenti in Messico vale la pena usare come referenza il modus operandi dei narcotrafficanti colombiani. In Colombia i narcos cominciarono ad attaccare la popolazione civile per far emergere il sentimento sociale di uno Stato non più in grado di assicurare protezione e giustizia, insomma il proposito era discreditare la guerra che il governo colombiano aveva annunciato ai cartelli di Medellin y Cali. La situazione è molto simile a quella che si osserva oggi giorno in Messico, dove il Cartello del Golfo, bersaglio favorito della “guerra” ufficiale al narcotraffico lanciata da Calderón, ha colpito per la prima volta la società civile, uccidendo 8 innocenti e ferendone un centinaio.

E’ probabile che, come succedeva in Colombia, i narcos abbiano pensato che terrorizzando la popolazione ottengano allontanarla ulteriormente dal governo in questa “guerra” dove Calderón appare con sempre meno possibilità di successo.

Per lottare seriamente contro il narcotraffico ci sono requisiti che non si dovrebbero eludere come invece ha fatto l’attuale governo. Uno è ammettere che il Messico da solo non ce la può fare, ma che si ha bisogno di un accordo internazionale per dare effettivamente battaglia ai cartelli della droga (la detenzione di 200 integranti del Cartello del Golfo in una operazione coordinata da Stati Uniti e Italia ha contato con la partecipazione del Messico? No).

Un altro requisito è far fronte all’evidenza che il narcotraffico ha allargato le sue aree di influenza, radicandosi anche in molte istituzioni dello Stato. Senza la complicità di giudici, governatori, sindaci e legislatori è infatti impensabile l’impunità diffusa in Messico per questi crimini, così come l’impunità di poliziotti e componenti delle forze dell’ordine al servizio di queste organizzazioni criminali. Calderón ha iniziato a riconoscerlo, però ancora non è stato fatto nulla al rispetto.

Con queste premesse il governo dovrebbe ri-formulare una strategia concreta per affrontare il crimine organizzato prima di lanciarsi in una “guerra” contro il narcotraffico. Senza dubbio lo stesso Calderón ha ammesso, in una intervista a Televisa, che la lotta intrapresa i primi giorni del suo governo si è rivelata molto più complessa del previsto (che scoperta!). Ha illustrato la situazione con l’esempio di un medico che opera per asportare un appendicite e si trova di fronte ad un cancro.

Non c’è motivo per dubitare delle buone intenzioni del presidente di mettere fine con la piaga del narcotraffico, ma in Messico c’è un detto che dice “di buone intenzioni è pavimentata la strada per l’inferno”, e proprio questa sembra essere la via intrapresa dal governo nel tentativo di dominare al crimine organizzato.

Nel bel mezzo di questa crisi, e con all’orizzonte una sconfitta nella lotta intrapresa e tanto osannata sino a qualche tempo fa, Calderón ora fa richiamo all’unità nazionale e alla co-responsabilità sociale, ma ne ha diritto? Qualunque messicano con senso morale vorrebbe vedere un Messico libero dal narcotraffico ma è falso e pericoloso pensare che in questo compito di ripulire il paese ci sia qualcuno con più responsabilità che il potere esecutivo e giudiziale dello Stato.

Di cosa dovrebbe essere co-responsabile la società? Della corruzione di magistrati, giudici, politici, governatori e segretari di governo? O del sistema finanziario che si fa carico di riciclare senza troppi scrupoli il denaro? O della muffa interna alle forze di polizia? E’ vero anche la società civile ha le sue colpe ma sono paragonabili a quelle di istituzioni che dovrebbe garantire la sicurezza a tutti i cittadini e no esserne co-responsabili.

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di Antonio Pagliula ~ 1:15 AM

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domenica 21 settembre 2008
Da più di due anni la Ndrangheta e “los Zetas”, braccio armato del Cartello del Golfo”, facevano affari con il traffico della cocaina. Dopo i 200 arresti effettuati tra Italia, Messico e New York emergono i particolari.

Città del Messico – Mentre in Messico il narcotraffico ed i cartelli assestano duri colpi al paese, dimostrando di non essere stati per nulla colpiti dalla “guerra ai narco” lanciata dal governo Calderón, qualche duro colpo lo incassano fuori dai confini messicani. Un indagine antidroga italo-statunitense condotta in Italia dal procuratore Grattieri ha portato a circa 200 arresti e smascherato una collaborazione che andava avanti da quasi due anni tra la Ndrangheta calabrese ed il Cartello del Golfo.

Tutto sarebbe iniziato circa due anni fa quando “los Zetas” proponevano ai clan calabresi cocaina colombiana pura a prezzi molto favorevoli e direttamente in Italia. I narcos messicani infatti avevano fiutato la convenienza di vendere coca in euro anziché che in dollari e così ogni due mesi dai 10 ai 15 kg di pasta di coca pura raggiungeva i porti calabresi e veniva pagata dalla Ndrangheta attraverso la compagnia internazionale di invio di denaro Western Union.

Il procuratore di Catanzaro, Salvatore Curcio, che ha partecipato alle indagini ha spiegato: “Ciò che ha spinto la Ndrangheta a commerciare con il Cartello del Golfo è stata la legge del mercato. L’aumento della domanda di coca e i progressi nella comunicazione così come la globalizzazione delle economie ha portato infatti diverse organizzazioni criminali latinoamericane a espandere i propri traffici illeciti all’Europa”.

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di Antonio Pagliula ~ 11:39 PM

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Ascoltando l'intervista al candidato alla Casa Bianca, John McCain, rilasciata a Radio Caracol Miami, una domanda sorge più che spontanea: McCain sa che Zapatero è il presidente della Spagna e che la Spagna non si trova in America Latina?

Capisco che l'intervista era incentrata sull'America Latina, si parlava di Venezuela, Bolivia, Cuba, ma poi l'intervistatrice chiede a McCain se sarebbe disposto ad incontrare Zapatero in caso di successo alla presidenza. McCain risponde con giri di parole e riferimenti a "quell'emisfero", a "quei leader della regione amici", e passa a parlare di Messico, Plan Merida e Calderon. Ma lo sa dove si trova la Spagna e chi è Zapatero? Ad essere maliziosi sembrerebbe di no, ma giudicate voi. Ecco la traduzione dell'intervista (qui l'audio):

Intervistatore: Parliamo della Spagna. Se verrà eletto presidente sarà disposto a invitare il presidente José Luis Rodríguez Zapatero a un incontro alla Casa Bianca?
McCain: Sarò disposto a incontrare quei leader che sono nostri amici e che vogliono lavorare con noi in modo collaborativo. E, a tale proposito, il presidente messicano Calderon sta combattendo un'aspra lotta contro i cartelli della droga. Sono felice che ora stiamo cooperando con il governo messicano sul piano Merida, e intendo incentivare queste relazioni e invitarne quanti posso, di quei leader alla Casa Bianca.
Intervistatore: Quell'invito verrebbe esteso al governo Zapatero, al presidente in persona?
McCain: Non... Sa, onestamente devo dare un'occhiata alle relazioni e alle situazioni e alle priorità, ma posso assicurarle che instaurerò legami più stretti con i nostri amici e mi opporrò a coloro che vogliono fare del male agli Stati Uniti d'America. So fare entrambe le cose.
Intervistatore: Dunque deve capire se è disposto a incontrarla, o potrà farlo alla Casa Bianca?
McCain: Ancora una volta, non... tutto quello che posso dirle è che ho chiari trascorsi di collaborazione con i leader dell'emisfero che sono nostri amici e di capacità di oppormi a quelli che non lo sono, e questo si giudica sulla base delle nostre relazioni con l'America Latina e con l'intera regione.
Intervistatore: Va bene, ma per quanto riguarda l'Europa? Parlo del presidente della Spagna.
McCain: Per quanto riguarda me, cosa?
Intervistatore: È disposto a incontrarlo se verrà eletto presidente?
McCain: Sono disposto a incontrare qualsiasi leader devoto agli stessi nostri principi e filosofia sui diritti umani, la democrazia e la libertà, e mi opporrò a quelli che non lo fanno.
Interessanti anche le considerazioni sulla stessa intervista riportate dal blog Tanoka.

Traduzione in italiano ripresa da: http://mirumir.blogspot.com/
Testo in inglese disponibile: http://www.cadenaser.com/internacional/audios/interview-to-senator-mccain-english/seresc/20080918csrcsrint_1/Aes/

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di Antonio Pagliula ~ 8:13 AM

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sabato 20 settembre 2008
L’infame attentato di Morelia durante la celebrazione della festa d’indipendenza ha messo in risalto l’incompetenza dello Stato messicano nella gestione della “guerra” al narcotraffico.

Città del Messico - Si è trattato senza dubbio di un atto di terrorismo. Molto probabilmente è stato commesso da sicari al servizio della delinquenza organizzata, del narcotraffico. Durante la celebrazione della ricorrenza più importante in Messico, il “grito” del 15 settembre sono state lanciate tra la folla di Morelia granate a frammentazione uccidendo 8 persone e ferendone più di 100. Gli organi di stato si sono dimostrati incapaci di impedire un atto terroristico di questo tipo (cosa non impossibile se si dispone di meccanismi d’informazione ed intelligence).

Questa volta si sono superati i limiti, non si è trattato solo di voler uccidere, come nel caso di una regolazione di conti tra bande rivali, questa volta si è andato oltre: l’obiettivo era infondere dolore e paura.

Terrorismo, di questo si è trattato proprio nei termini in cui lo si definisce legalmente nel diritto messicano, si sono utilizzati “esplosivi…(per realizzare) atti contro persone… che produco allarme, timore, terrore nella popolazione o in un gruppo o settore di questa, con lo scopo di perturbare la pace pubblica, o trattare di alterare l’autorità dello Stato”.

Il saldo solo degli ultimi giorni precedenti a Morelia diceva: 12 morti a Merida decapitati, 13 a Chihuahua, 24 in una sparatoria alle porte di Città del Messico. Le organizzazioni criminali normalmente eludono le autorità, scappano da questa e la corrompono per assicurarsi libertà nei movimenti. Pero la delinquenza organizzata in Messico è in un'altra fase, qui si affrontano le autorità e sfacciatamente, se ne dimostra l’inefficienza. Si tenta di dimostrare alla gente il fallimento dello Stato.

Per uscire da questa spirale il governo messicano ha palesemente bisogno di appoggio internazionale. Una soluzione può essere l’inclusione dei colpevoli dell’attentato di Morella (probabilmente il Cartello del Golfo) nell’elenco delle organizzazioni terroristiche mondiali stilato dalle Nazioni Unite. Per lottare contro il narcotraffico infatti si deve combattere il finanziamento di attività illecite, identificando e localizzando conti in banca sparsi per il mondo e lottando contro il riciclaggio, come lo si fa fuori dal confine messicano (vedi i 175 arresti di membri del Cartello del Golfo effettuati tra Messico, New York ed Italia).

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di Antonio Pagliula ~ 3:19 AM

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venerdì 12 settembre 2008
L'11 settembre potrebbe trasformarsi per l'ennesima volta in una data da ricordare. Sale la tensione tra America Latina e Stati Uniti.

La goccia che ha fatto traboccare il vaso è stato un attentato ad un gasdotto boliviano nei giorni scorsi. Il complotto, che ha causato gravi danni economici, vede come colpevoli i soliti gruppi separatisti e di estrema destra che continuano la loro campagna di destabilizzazione nei confronti del governo di Evo Morales. Proprio il presidente boliviano, che denunciava da mesi l'appoggio di esponenti diplomatici e politici statunitensi verso questi gruppi, ha preso la decisione di dichiarare l'ambasciatore Usa in Bolivia, P.Goldberg, “persona non gradita”. Da qui una serie di reazioni a catena che fanno riscaldare gli animi su entrambi i fronti.

La mossa di Morales è stata subito appoggiata dal Venezuela di Hugo Chávez, che in serata, annuncia l'espulsione dal paese caraibico dell'ambasciatore statunitense Patrick Duddy e l'interruzione delle relazioni diplomatiche sino a quando gli USA non avranno un governo che rispetti i popoli latinoamericani. Sempre Chávez, che non perde l'occasione di sfoggiare la retorica anti-imperialista che tanto piace ai romanticoni, aveva accettato esercitazioni di aerei di guerra russi in Venezuela e minaccia di pianificare manovre militari con la Russia. Dichiarando il totale appoggio, eventualmente anche bellico, alla Bolivia di Morales, ha poi ordinato la riduzione dei voli commerciali tra Venezuela e Stati Uniti e di sospendere la somministrazione di petrolio agli USA, principale cliente del greggio venezuelano (molti i dubbi, Chávez non lo farà mai, ma intanto il prezzo del petrolio risale!).

Gli Stati Uniti hanno risposto annunciando la rimozione dell'ambasciatore venezuelano a Washington, mentre a quanto pare Patrick Duddy si trovava già negli USA da giorni.

L'aria si fa pesante e non ci sono dubbi che le prossime decisioni potrebbero essere influenzate dalle differenti campagne elettorali. Tra due mesi la tornata in Venezuela ed a novembre le elezioni negli Stati Uniti. Già nelle scorse settimane l'ex presidente russo Putin aveva avvisato sulla dubbia gestione del conflitto georgiano da parte degli Stati Uniti, con lo scopo di influenzare le elezioni presidenziali e favorire il candidato repubblicano.

Insomma c'è da tenere gli occhi aperti e puntanti sull'America Latina nei prossimi giorni. Quello che è certo che in tutti i casi Chávez e Morales non sono isolati, questa volta Argentina e la nuova potenza il Brasile di Lula, con meno retorica ma più efficacemente, non permetteranno facilmente intromissioni da parte degli Stati Uniti.

Ma forse ancora più interessante sono gli effetti sul prezzo del petrolio, che dopo la caduta libera delle ultime settimane ha ripreso a salire grazie alle dichiarazioni di Chávez e agli uragani dei Caraibi.

Per tenersi aggiornati su tutto ciò che succede e succederà in Venezuela consiglio la lettura di Notizie da Caracas.

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di Antonio Pagliula ~ 5:36 PM

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martedì 9 settembre 2008
Cercando di capire perché tanta delinquenza e insicurezza in Messico salta agli occhi il problema dell’impunità. La giustizia con i suoi tempi lentissimi sicuramente non spaventa i criminali. In Messico 2,3 su ogni 5 detenuti è ancora in attesa di giudizio. Ma a sorpresa in Italia non siamo messi meglio con 2,7.

Secondo uno studio realizzato da King’s College London, una delle più prestigiose università inglesi, attualmente in tutto il mondo ci sono 2 milioni 250 mila persone in carcere ma ancora non processate o in attesa di giudizio. Più precisamente dei 9,25 milioni di detenuti nelle carceri sparse nei cinque continenti, circa il 25% non sono stati giudicati o aspettano un processo. Innegabilmente le carceri continuano ad essere un problema irrisolto per la politica a livello mondiale e la lentezza della giustizia è un mancato deterrente contro l’aumento della criminalità e dell’insicurezza.

Qual è il paese con più carcerati senza processo o in attesa di giudizio? Al primo posto troviamo gli Stati Uniti con 476mila persone in questa condizione, seguito da India (250mila), Russia (136mila), Brasile (122mila) e Messico (95mila).

Il paese con la più grande popolazione carceraria? Sempre gli Stati Uniti con 2 milioni 190 persone in carcere attualmente, Cina (1 milione 500mila) e Russia (870mila).

Per quanto riguarda l’America Latina al primo posto troviamo Brasile con 361mila carcerati e Messico con 214mila.

La statistica forse più interessante è però quella sulla percentuale di persone non ancora processate o in attesa di processo.

Al primo posto c’è l’India con 3,5 detenuti ogni 5 che si trovano in queste condizioni, al secondo posto la sorpresa con la nostra Italia dove 2,7 persone ogni 5 sono in carcere senza essere state processate ed al terzo posto il Messico con 2,5 persone ogni 5. In Brasile sono 2 su 5 mentre negli USA “solo” 1 detenuto su 5.

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di Antonio Pagliula ~ 4:38 AM

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lunedì 8 settembre 2008
Il presidente messicano si scaglia contro televisioni e mass media colpevoli di diffondere solo tragedie e di eludere le buone notizie sul paese, danneggiando così la “speranza” dei messicani.

Città del Messico – Dichiarazioni a sorpresa quelle del presidente messicano F. Calderón. A due anni dall’assunzione della carica si trova ad affrontare forse la più difficile situazione del paese degli ultimi anni. A sorpresa però se la prende con le televisioni, che tanto lo hanno aiutato ed hanno influito durante le elezioni del 2006. Secondo Calderón, i mass media ed in particolare le tv, stanno diffondendo una immagine pessimistica del paese, trasmettendo insicurezza ai cittadini. Negli ultimi mesi la linea seguita da Televisa e TV Atzeca è quella di cavalcare l’ondata di insicurezza che il paese vive, dando forse più del dovuto spazio agli episodi di cronaca nera e narcotraffico.

Su questo non ci piove. Forse però Calderón dimentica che motivi per ridare speranza alla popolazione gli deve procurare lui e non le televisioni.

Il Messico ha sempre convissuto con problemi di delinquenza e criminalità organizzata ma il presidente di uno stato non può lamentarsi se i media ne parlano troppo. L’ondata di criminalità è reale e non credo che ci sia un solo paese al mondo dove ad esempio un caso di decapitazione di massa (12 persone nello stato di Merida) non meriti ampio spazio in tv e media.

Forse Calderón non ricorda che sino ai primi mesi di quest’anno si vantava per il successo della sua lotta al narcotraffico e alla criminalità organizzata, proprio sottolineando le morti e gli agguati a narcotrafficanti. Ora però le cose sembrano cambiate, il narcotraffico sembra stare vincendo questa battaglia con episodi che dimostrano chiaramente che queste bande mafiose sono molto più forti delle misure adottate dal presidente e dal suo governo.

Un dato su tutti, si stima che le armi in mano al narcotraffico siano superiori in numero e qualitativamente migliori di tutte quelle impiegate nei corpi di polizia in Messico. Il 2008 è poi un anno che dovrà essere ricordato per l’aumento delle esecuzioni tra narcos, l’aumento dei delitti in generale nel paese e l’aumento esponenziale dei sequestri di persona.

Calderón invece di criticare i media incolpandoli di togliere speranza al popolo dovrebbe spiegarci che motivi sta offrendo lui per sperare in un miglioramento in Messico, quali sono i motivi di speranza?

Il pessimismo credo non riguardi solo l’insicurezza e la criminalità, anche dal punto di vista dell’economia infatti il paese sta cedendo più del previsto. I prezzi aumentano così come l’inflazione (quasi 6%), mai così alta negli ultimi anni. La previsione di crescita del PIL viene rivista al ribasso quasi ogni mese (ora al 2,4%), senza scordare uno dei più alti tassi di disoccupazione e l’indice di fiducia dei consumatori ai minimi dopo una caduta in un anno del 17%. Il 35% della popolazione poi crede che la propria situazione economica sia peggiorata rispetto allo scorso anno e la credibilità dell'esecutivo non è mai stata così bassa tra la popolazione. Scusate se è poco…

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di Antonio Pagliula ~ 2:44 AM

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domenica 7 settembre 2008
Esempi emblematici di "folklore" (mica tanto) messicano...

"Si bucano pneumatici gratis!"

"Attenti al padrone" il cane.

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di Antonio Pagliula ~ 8:07 PM

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giovedì 4 settembre 2008
Riprendendo un'idea proposta dal blog del geniale Tanoka da Buenos Aires presento, per lo stesso paniere di beni, i rispettivi prezzi di Città del Messico. Si estende la proposta agli altri blog italo-latinoamericani per una comparazione inter-nos.

Secondo la classifica della società di consulting Mercer nel 2008 Città del Messico occupa il posto 108 del ranking mondiale. Come dice bene Andrea sul suo blog però queste statistiche sono per lo più interessanti per il turista straniero in vacanza. Da notare nella tabella relativa alle principali città latinoamericane, che riporto a fine post, il balzo in avanti rispetto al 2007 delle città brasiliane e più in generale anche di Bogotà e Santiago del Cile dovuto al forte deprezzamento del dollaro, unità di misura per la statistica effettuata. Molti i dubbi personali che ricadono poi su Caracas, dove al cambio ufficiale considererei meglio il cambio a "nero".

Di seguito il paniere proposto da Tanoka per Città del Messico dove ad oggi i cambi ufficiali del pesos messicano sono: 10,37 contro un dollaro statunitense; 15,01 contro un euro. Ah! dimenticavo il salario minimo ufficiale messicano dipende dalla zona geografica ma mediamente si aggira attorno ai 51 pesos al giorno. Mediamente però un salario mensile "medio" oscilla tra i 6'000-8'000 pesos.

Un caffé: Americano $18, Espresso £15, Espresso italiano appena decente $25
Un pacco di pasta Barilla da gr.500: $13,90
Un chilo di carne: $70
Un pacchetto di Marlboro da 10: non esiste; da 20 $25, da 14 $17
Una corsa in autobus: $4; in metro $2
Una corsa in taxi, una decina di minuti: $40; con un taxi sicuro $80
Biglietto cinema: $55, una serata qualsiasi, senza contare sconti del giorno dello spettatore, sconti universitari, pensionati, etc.
Biglietto stadio (Pumas/Americas): da $110 (curva)
Una cena fuori economica: $100 a testa
Una cena fuori in buon ristorante: da $200 a persona (minimo)
Un Big Mac (secondo l’indice omonimo): $29,90
Tagliarsi i capelli, uomo $150.
Palestra: $750 al mese mediamente
Un corso di lingua: $ 1500 al mese mediamente
Televisione + internet via cavo: $450 al mese
Affittare una macchina un fine settimana: $1200
Un affitto, in un bilocale da 50 m2: $3000/5000 al mese
Acquistare una casa, il m2: da $3.000 (minimo) a $10000/20000 (quartiere Polanco); $20000/30000 (quartiere Lomas).

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di Antonio Pagliula ~ 4:49 AM

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La polizia messicana ha scoperto ieri un narco tunnel, ancora in costruzione, tra la frontiera tra Messico e Stati Uniti destinato al commercio di cocaina. Il passaggio, di circa 140 metri di lunghezza, era tecnologicamente all'avanguardia e dotato di aria condizionata.

Al nord-est della frontiera messicana, a circa 60 metri dal confine, la polizia ha scoperto l'ennesimo tunnel sotterraneo utilizzato dal narcotraffico per il trasporto della coca. Questo tunnel però è una opera maestra d'ingegneria applicata con un sistema di illuminazione, di ventilazione e di aria condizionata primo livello. Gli agenti della Policía Estatal Preventiva (PEP) della Bassa California hanno fatto la scoperta del tunnel che misura 140 metri di lunghezza, 1,30 metri di larghezza e 1,50 di altezza, in una ricerca descritta come "casuale".

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di Antonio Pagliula ~ 1:26 AM

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