Negli ultimi cinque anni (2003-2008) la regione latinoamericana è stata capace di approfittare dell’auge economico internazionale crescendo a ritmi sostenuti. I dieci paesi con economie più grandi hanno registrato un tasso di crescita medio del PIL del 5,1 tra il 2000 e il 2008. Alcuni paesi sono riusciti ad approfittare di circostanze più favorevoli: Cile, Colombia, Costarica, Perù e Rep. Dominicana hanno raggiunto tassi di crescita superiori al 5%. Il Messico al contrario ha ottenuto la crescita più lenta tra questi 10 paesi con una media del 2,6%, perdendo i margini di miglioramento che lo vedevano avvantaggiato rispetto alle altre economie regionali.Nello stesso periodo le esportazioni latinoamericane aumentarono sia in volume che in prezzo. I termini degli scambi, ossia la relazione tra il prezzo delle esportazioni e il prezzo delle importazioni, sono stati favorevoli alla regione. Anche l’indebitamento esterno dei governi è diminuito, traducendosi in un aumento della forza fiscale dei governi usata nella maggior parte dei paesi per migliorare le condizioni di vita delle proprie popolazioni. In Messico invece la riduzione del debito pubblico esterno ha portato ad un forte aumento del debito interno.
Durante l’ultima decada le rimesse dei migranti latinoamericani furono un forte appoggio per molte famiglie. In alcuni paesi il monto delle rimesse è arrivato a rappresentare quasi 3 punti percentuali del PIL, aiutando alla diminuzione della povertà. Nella regione gli organismi finanziari internazionali, che negli anni ’80 e ’90 avevano portato a termine riforme neoliberali, che avevano portato alla privatizzazione di quasi tutti gli ambiti di azione statale, sono in pratica scomparsi da quando Brasile e Argentina ripagarono il debito con il Fondo Monetario Internazionale.
In generale quindi i fondamentali economici dei paesi della regione sono nettamente migliori rispetto alle crisi del passato: l’America Latina viene da una crescita sostenuta, le riserve internazionali sono aumentate, i conti fiscali della maggior parte dei paesi sono vicini all’equilibrio ed il debito estero a livelli adeguati.
Con questa crisi però la regione deve fare i conti con una diminuzione forte della sua crescita che però può essere attenuata da politiche pubbliche anti-cicliche. Per poter attivare questo tipo di risposte però si devono avere a disposizione risorse economiche. Il settore pubblico può essere una fonte sufficiente di queste risorse sempre e quando si tratti di stimoli economici generati attraverso aumento della spesa o attraverso riduzione tributarie, o al massimo facendo ricorso alle riserve in caso di operazioni in dollari. Senza dubbio si devono considerare anche la situazione dei sistemi finanziari locali e delle bilance commerciali.
In un documento recente (La reaccion de los gobiernos de America Latina y el Caribe frente a la crisis internacional), la CEPAL ha presentato un quadro sintetico delle misure di politica economica annunciate dai governi latinoamericani. Nel documento si possono comparare le azioni dei governi in cinque ambiti: politica monetaria e finanziaria, politica fiscale, politica cambiaria e del commercio estero, politiche settoriali e politiche sociali e del lavoro.
Spiccano le misure brasiliane, tra le quali sono da segnalare l’aumento del salario minimo del 12%, maggiori poteri concessi alla banca centrale per intervenire nelle istituzioni finanziarie, un aumento dell’investimento pubblico per accelerare la crescita, riduzioni del peso tributario, appoggio al settore agricolo e delle costruzioni, credito diretto concesso da istituzioni statali per l’acquisto di immobili, ed un accesso maggiore a sussidi di disoccupazione.
Sempre da segnalare ma questa volta per i suoi limiti, il piano anti-crisi messicano, basato principalmente su tre punti: aumento della spesa pubblica (infrastruttura), costruzione di nuove raffinerie e un piano di stimolo per piccole medie imprese. Tutte misure ancora teoriche che non hanno trovato la giusta traduzione in azioni da parte del governo. La poca qualità della gestione di governo messicana rischia di compromettere la ormai seconda (dopo il Brasile) economia regionale per dimensione ed importanza internazionale.









