venerdì 26 giugno 2009
E’ scontro aperto tra il presidente Zelaya ed il Congresso e Corte Suprema in Honduras. Tutto ruota attorno al referendum di domenica prossima nel quale il popolo hondureño è chiamato a decidere sulla possibile convocazione di un Assemblea Costituente.

I primi segnali della crisi istituzionale si sono avuti mercoledì notte, quando il presidente Zelaya destituiva il capo delle forze armate Romeo Vásquez Velásquez, che si negava alla distribuzione del materiale elettorale in vista della tornata di domenica 28 giugno. Tecnicamente si rischiava un colpo di stato con il capo delle forze armate che si opponeva al presidente eletto e l’esercito che cominciava ad occupare le strade della capitale Tegucigalpa.

Vásquez Velásquez, si negava alla distribuzione delle 15mila urne, rispettando la decisione di un giudice del Tribunale Supremo Elettorale che da giorni aveva respinto la iniziativa presidenziale riguardo la cosidetta “quarta urna”. Quest’iniziativa di Zelaya prevedeva la istallazione di una urna speciale per un referendum nel quale il popolo hondureño avrebbe dovuto esprimersi sulla creazione di una Assemblea Costituente per la creazione di una nuova Costituzione nel paese centroamericano (che includerebbe la possibile re-elezione del presidente).

La consulta popolare è fortemente appoggiata da gruppi di sindacati, agricoltori, indigeni e studenti ma non dai poteri forti che hanno trovato voce, prima nella reazione del Congresso unicamerale e della Corte Suprema, che dichiaravano la “quarta urna” anticostituzionale ed non prevista delle leggi elettorali del paese, e successivamente con la opposizione del capo dell’esercito.

Il presidente Zelaya però rifiutò la reazione di Vásquez Velásquez, destituendolo dalla carica e decidendo di seguire il processo elettorale in atto. All’alba di giovedì Tegucigalpa si risvegliava così con il primo battaglione di fanteria a sorvegliare le strade della capitale. Gli indizi che portavano al colpo di stato crescevano fino a quando nel primo pomeriggio Zelaya con un gruppo di simpatizzanti occupava la piazza presidenziale e con una marcia andava a riscattare il materiale elettorale dalla base militare nel sud della città.

“Non credo che siano le forze armate a disobbedire al loro presidente, sono i soliti gruppi di potere che cercano di manipolare la politica e i poteri dello Stato”, dichiarava il presidente hondureño, annunciando allo stesso tempo la decisione di portare a termine domenica le elezioni previste.

Oggi venerdì la situazione appare più tranquilla, Zelaya dice che il colpo di Stato è stato scongiurato, ma in tutto il paese continua l’assalto a supermercati e distributori di benzina da parte della popolazione spaventata. Intanto Cuba, Ecuador, Nicaragua e Venezuela hanno dichiarato completo appoggio a Zelaya mentre nelle prossime ore si attende una dichiarazione da parte di Onu ed Oea riguardo la crisi politica che sta affondando Honduras.

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di Antonio Pagliula ~ 8:28 PM

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