Come aveva promesso Zelaya prova il rientro in patria. Il governo golpista però controlla l’aeroporto militarmente e minaccia di abbattere l’aereo nonostante la presenza del presidente dell’Assemblea delle Nazioni Unite, Miguel D'Escoto. La comunità internazionale a tutti i livelli, dalla Onu alla OEA, si dimostra inconsistente. A questo punto nonostante l’isolamento internazionale al governo golpista di Micheletti si comincia a temere che il colpo di Stato possa andare in porto.L’esercito hondureño intanto reprime la resistenza civile dei cittadini che chiedevano il rientro di Zelaya e che lo attendevano all’aeroporto. La manifestazione era pacifica e disarmata ma dall’esercito, nei momenti concitati che precedevano l’arrivo del volo di Zelaya, partono spari e gas lacrimogeni. Una pallottola colpisce un manifestante al cranio, la vittima è un minorenne. La scena è ripresa dalle telecamere delle televisioni internazionali presenti, la censura golpista non lo potrà negare. Altre fonti non ancora accertate parlano di un altro morto e di decine di feriti.
Zelaya nonostante due tentativi di atterraggio alla fine deve desistere, l’esercito occupa la pista. Andrà a San Salvador per una riunione urgente con alcuni leader latinoamericani e con il presidente della OEA, si deve rapidamente decidere come reagire e che strategie adottare quando ormai appare chiaro che il ripristino dell’ordine democratico in Honduras non è così scontato.
Il governo golpista si dimostra solido e senza scrupoli. Non rispetta nessun organismo internazionale e non ha paura di reprimere con la forza le proteste interne.
A questo punto difficilmente una decisione dell’OEA o delle Nazioni Unite può cambiare qualcosa, neanche l’isolamento economico ha portato i risultati sperati. L’unica soluzione sembrerebbe l’entrata decisa in campo da parte degli Stati Uniti, in appoggio all’OEA. Anche se i paesi latinoamericani per la prima volta nella storia hanno dimostrato unità di intenti e compattezza, gli Stati Uniti restano ancora gli unici nella regione ad avere la forza economica e militare per ripristinare realmente la democrazia in Honduras. Il semplice rifiuto del colpo di Stato ed il non riconoscimento del nuovo governo non è più sufficiente.
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Etichette: colpo di stato, Honduras, Micheletti, obama, OEA, Onu, repressione militare, resistenza, Stati Uniti, Zelaya
Pur di farsi rieleggere Zelaya ha concesso un aumento dei salari ai lavoratori, legandoli a sé ma mandando a catafascio le già sfasciate finanze dello Stato, ma certo elevare il popolo a uno stato migliore (ai danni del popolo, ma questo non si dice) è l'atto più redditizio per un populista che vuole diventare re-presidente













