Si sta creando un pericoloso precedente in America Latina: un presidente golpista che si radica al potere con la forza militare e con l’appoggio dei poteri economici forti sta approfittando del poco interesse e della distrazione del governo degli Stati Uniti, che ha ben altro a cui pensare, e quasi certamente raggiungerà l’obiettivo di traghettare l’Honduras al 29 novembre, giorno delle previste elezioni presidenziali, privando un governo legittimo, quello di Zelaya, dei 5 mesi restanti per la fine del mandato. Dura ammetterlo però Micheletti ed il suo entourage hanno in pratica vinto. Troppo deboli le reazioni internazionali al colpo di Stato. I golpisti tireranno avanti sino alle elezioni di novembre, in fondo mancano solo 2 mesi e si può fare a meno anche dello stop ai fondi economici destinati al paese centroamericano da parte di Stati Uniti, FMI, etc.
L’ultimo tentativo da parte degli Stati Uniti è stato quello di sospendere i visti a tutti i ripresentanti del governo illegittimo di Micheletti, ma serve ben altro per forzare il regime golpista a firmare la proposta del mediatore del conflitto hondureño, il presidente del Costarica e premio Nobel per la pace Óscar Arias, che prevedeva il ritorno al potere del presidente Zelaya. Anche l’espulsione da parte delle Nazioni Unite dell’ambasciatore di fatto mandato da Micheletti è poca roba visto che ci sono soli due mesi prima delle prossime elezioni.
Ora in occasione della celebrazione del giorno dell’indipendenza nel paese centroamericano, Micheletti fa addirittura la voce grossa ed afferma che solo un’azione militare statunitense potrebbe farlo scendere dalla poltrona presidenziale. Micheletti però sa benissimo che in questo momento il governo degli Stati Uniti ha ben altri problemi. Certo l’amministrazione Obama ha chiaramente condannato il colpo di Stato, non ha mai riconosciuto né Micheletti né il suo governo illegittimo ed ha colpito con sanzioni economiche l’Honduras, come la sospensione del “programma di cooperazione”, ma sicuramente non andrà mai ad invadere militarmente il piccolo paese centroamericano per almeno due ragioni:
- Per rispettare le promesse elettorali ed dimostrare che gli Stati Uniti non sono più i guardiani/padroni del Mondo;
- E soprattutto perché, anche se il governo Obama disapprova il colpo di Stato, sicuramente chi si occupa degli interessi economici statunitensi in America Latina in fondo preferisce Micheletti a Zelaya, così come gradirebbe una Bolivia senza Evo Morales, appoggiava il colpo di Stato nei confronti di Chávez ed oggi tace sulla possibile rielezione indefinita di Uribe in Colombia.
Altre due poi le lezioni che il colpo di Stato in Honduras ha impartito:
- La comunità internazionale non conta nulla, né l’Onu, né l’Organizzazione degli Stati Americani hanno dimostrato di poter influire e reagire ad un colpo di Stato;
- I paesi latinoamericani, anche se questa volta realmente uniti e compatti, al contrario di quanto si pensava non hanno ancora la forza sufficiente per regolare le faccende regionali. Ci sono ancora alcune democrazie giovani e fragili, con una istituzionalità debolissima, che non sono purtroppo ancora immuni al potere militare che già molto spesso in passato ci ha abituati ai colpi di Stato in questo stile.
Comunque tutto lascia pensare che Micheletti e soci arriveranno alle elezioni di novembre, moltissimi sono però i dubbi sulle stesse elezioni. Si sa che a Zelaya è stato impedito il rientro in patria e che molti componenti del suo governo e dei partiti di sinistra sono continuamente minacciati dal regime militare: in questo clima, considerando anche che i mezzi di comunicazione principali appoggiano Micheletti e giustificano il colpo di Stato, come si fa a sperare che le elezioni di novembre siano libere, senza pressioni e che anche i partiti di sinistra vicini a Zelaya possano partecipare ad una libera campagna elettorale? Riesce difficile immaginarlo.
Etichette: Arias, Bolivia, colpo di stato, Honduras, Micheletti, obama, OEA, Onu, Stati Uniti, Zelaya
Ciao Antonio,
volevo postare il tuo articolo sul golpe inhonduras su fabionews.info ma... sei troppo buono con gli amerikani!!!
Davvero credi che il golpe sia stato possibile senza un appoggio diretto degli USA??
E il fatto che gli usa abbiano coinvolto l'esercito hondureno nelle ultime esercitazioni militari nonostante il golpe fosse gia' avvenuto non dice nulla?
e la farsa della mediazione di Arias?!?!
e' solo colpa della "distrazione" degli Usa?? o forse e' proprio il fatto che gli USA sono ritornati a occuparsi di America Latina ad aver creato le condizioni per il successo del golpe??
Non ci vuole un invasione USA Per ristabilire il governo legittimo, basterebbe un blocco economico visto che gli usa rappresentano il maggior partner per il commercio estero hondureno!!!!
Il fatto e' che gli Usa hanno appoggiato il Golpe atraverso l'ambasciatore in Honduras e Obama come al solito si limita alle belle parole ma di fatti non se ne vedono!!
Cmq sull'honduras ho postato molto su fabionews.info... alcune inetressanti analisi di Carotenuto e di Mina' oltre ad articoli in castellano... (se vuoi sono reperibili facilmente sul sito)
e, in questo hai ragione, rappresenta un pericoloso precedente e difficilmenet gli hondureni riusciranno a riavere il presidente legittimo e meno che mai il referendum sulla possibilita' di cambiare la costituzione vero punto di svolta per la ripresa del potere dei gorilla!!! :-((
Un abbraccio
Fabio
ciao Antonio,
pienamente d'accordo con Fabio.
Aggiungendo che dietro a tutto questo c'é l'ultra destra controrivoluzionaria statunitense, cubana e venezuelana, ossia le stesse persone che in tutti i paesi dell america latina stanno cercando di contrarrestare quel processo di cambio che preoccupa davvero tanto gli USA. Le stesse persone che sono dietro al colpo di stato di Haiti, Venezuela e i massacri in Bolivia nella zona di Santa Cruz, e tanto tanto altro.
Inoltre mi sembra che nel tuo articolo non consideri le azioni fondamentali della resistenza del popolo-popolo.
Non sono dáccordo quando scrivi che i golpisti hanno vinto, qui chi ha vinto é il popolo con la sua poszione ferma sulla necessitá di una nuova costituzione, é nata una coscienza popolare che ha dimostrato i frutti di questi ultimi anni di lavoro con le basi da parte dei movimenti.. Nonostante
gli assassini, i feriti, gli arrestati e le tante altre violazioni dei diritti umani, questo popolo si é mantenuto costantemente in azione!!!
Puoi trovare in internet i comunicati del frente de resistencia contra el
golpe, che dal primo giorno si muove quotidinamanete nella capitale e in tutte le zone del paese. Per esempio ieri, giorno dell'indipendenza, solo a
tegucigalpa ci sono state non so qunate centinaia di migliaia di persone! e, come lí, anche nei paesini piu dispersi.
La posizione del frente e di una gran parte della popolazione che si é costituita in frentes departamentales e municipales, é quella di boicottare le elezioni se non torna mel, presidente legittimo, diversamente spingere la
candidatura indipendente alla quale si stanno iscrivendo anche molti
candidati del partito liberale.
I media internazionali, che non reputano il tema del colpo di stato
abbastanza interessante o vendibile, sembra riconoscano il governo di fatto che qui si chiama regime! il processo elettorale qui si chiama farsa! Micheletti non si chiama presidnete, ma usurpador!
approfitto per comunicarti che dal 11 al 14 di ottobre ci sará in italia (milano e brescia) una rappresentante del frente, ti terró informato sul programma.
un abbraccio dall'Honduras
alba
@ Fabio
Chiaro che in parte sono d'accordo.
quello che ho scritto nell'articolo è che credo che il governo obama nello specifico non appoggi dirattamente il golpe.
anzi credo proprio che sia una patata bollente che, molti dei poteri forti e degli interessi usa in america latina insieme a quelli che Alba definisce come l'ultra destra controrivoluzionaria statunitense, cubana e venezuelana, gli abbiano lanciato.
quello che credo io è che ci sono delle forze economiche e politiche conservatrici negli stati uniti che hanno sempre deciso le sorti latinoamericane, le stesse che appoggiano in pieno il golpe ma tra esse non credo che ci sia nè obama nè il suo entourage, per cui al massimo la situazione in honduras in questo momento nn ha nessuna priorità.
@Alba
è vero ho trascurato in quest'articolo la resistenza popolare, che come ben ricordi continua ed è forte, però con la frase "Micheletti ha vinto" intendevo che quasi sicuramente raggiungerà l'obiettivo di arrviare alle elezioni di novembre.Ti ringrazio per la tua testimonianza, sei ancora in Honduras?
Un saluto
ciao antonio,
la situazione Honduras, come scrivi tu nell'articolo, l'hanno vinta i golpisti. La resistenza pacifica continua ma secondo me con poche persone nella strade, forse perche nn ci credono piu, forse perche ormai vedono le elezioni come possibile uscita, forse perche i leader si stanno organizzando altrove...
il partito liberale, coma la societa honduregna stessa è molto divisa, si sente una divisione sociale forte (fra compagni di lavoro, fra amici, fra famigliari...), dal partito liberale per me si scorporerà una parte più izquierdista vicina all'UD.
col senno di poi potrei affermarti che Zelaya non ha saputo riconoscere e valutare le idee e i pensieri del suo popolo, nel senso che ha voluto troppo stravolgere una società abituata da decenni ad un rapporto stretto con i gringo ed educata ad aver paura del socialismo (anni '80). La popolazione honduregna non sa cosa sia il socialismo , nn ha una coscienza storico-politica, inoltre in una società ignorante è molto facile x gli oligarchi fare una campagna mediatica contro il pensiero socialista che sta nascendo in America Latina.
Zelaya a me non è mai piacito come presidente però io in seguito al golpe lo "appoggiavo" per difendere la democrazia e la costituzionalità e per non cadere nelle amni di questi 12 imprenditori che hanno in mano tutto, ma davvero tutto in Honduras. (vediti il mensile el libertador di agosto e settembre).
che dirti dell'attualità, a livello internazionale la soluzione ormai sembrano le elezioni, la via + facile veloce. si parla dei riconosciomenti internazionali e delle possibili ripercussioni x il paese , è vero , ma è anche vero che in america latina la memoria è molto corta..
a livello interno si parla molto di scissioni e possibili guerriglie pre e post, la gente mormora che aspetta le elezioni , un momento cardine x iniziare a fare sul serio, visto che fino ad ora ha agito pacificamente...
x ora è tutto
un saluto dall'Honduras
Caro Antonio,
pienamente d'accordo con te. Anche perché:
1) Agli Usa interessano altre aree
2) Nonostante i "nostalgici" del pre 89 (da una parte e dall'altra) non è chiaro solo a chi non vuol vedere (opposizione brasiliana a Lula - dx e altermondialisti - sin) che da un paio d'anni gli Usa hanno delegato al Brasile il compito di occuparsi dell'area. Naturalmente in modo democratico
Un abbraccio
Paolo














