giovedì 19 marzo 2009
Nel bel mezzo della crisi economica mondiale tra Stati Uniti e Messico inizia una guerra anti libero commercio. Il Nafta non viene ancora una volta rispettato dagli Usa e il governo messicano decide di aumentare le tasse doganali a 90 prodotti statunitensi.

Città del Messico – Questa volta il ministero dell’economia messicano ha reagito. Il trattato di libero commercio valido dal 1994 tra Stati Uniti, Canada e Messico (Nafta) è sempre stato tema di dibattito per i suoi contenuti poco equi tra i membri dell’accordo, ma nel bel mezzo della peggior crisi economica degli ultimi anni in pochi si aspettavano l’inizio di un conflitto doganale tra due partner commerciali tanto affiatati come Stati Uniti e Messico.

La decisione da parte del governo messicano di aumentare le tasse doganali a 90 prodotti d’importazione statunitense è una vera e propria rappresaglia nei confronti dell’ennesima decisione di violare il Nafta da parte degli Usa.

L’accordo di libero commercio prevedeva che già dal 1995 gli Stati Uniti permettessero l’entrata ad autotrasportatori messicani negli Stati di frontiera, per poi permetterla a l’intero territorio nel 2000. Questa clausola dell’accordo però non ha mai avuto riscontro nella realtà, nessun camion con targa messicana ha potuto attraversare la frontiera statunitense sino ad un anno e mezzo fa.

Da settembre 2007 infatti gli Stati Uniti avevano deciso dare inizio ad un programma pilota, non potendo più rimandare, adducendo a problemi di contaminazione ambientale (gli Usa non hanno mai firmato accordi ambientali a livello mondiale ma si sono sempre preoccupati di evitare l’entrata a trailer messicani visto che inquinavano troppo) e/o di sicurezza, le pressioni messicane. Il programma prevedeva che circa una cinquantina di imprese messicane potessero mandare i propri prodotti negli Stati Uniti senza limitarsi alla zona di frontiera.

Questo programma era stato esteso sino al 2010 però univocamente la scorsa settimana gli Stati Uniti hanno interrotto il programma. Le conseguenze logicamente colpiscono il commercio tra i due paesi e hanno portato a perdite economiche importanti per gli esportatori messicani che ora devono contrattare imprese terze per il trasporto in territorio statunitense.

Ma ai danni economici si è aggiunto un rifiuto sociale alla misura del Congresso Usa, sia da parte delle stesse imprese che del governo messicano che ha già stilato una lista di 90 prodotti importati dagli Stati Uniti che subiranno un aumento delle tasse doganali. Il ministro dell’economia Ruiz Mateos ha così commentato la misura statunitense: “In questo momento di crisi economica si deve evitare il protezionismo, la decisione degli Stati Uniti va nella direzione opposta e manda un segnale negativo sia al Messico che al resto del Mondo”.

Nella lista negra messicana appaiono prodotti come: cipolle, pere, ciliegie, fragole, patate, vino, acqua minerale, mangime per cani, carta igienica, occhiali, dentifricio, shampoo, salsa di soya e molti altri. L’ammontare dell’importazione di questi stessi prodotti, provenienti da 40 stati americani, era nel 2007 di 2'400 milioni di dollari.

Il ministero messicano dichiara che l’obiettivo della misura è di dare in questo modo sufficiente forza politica a produttori ed esportatori statunitensi al momento di influenzare le decisioni dei propri legislatori.


 

di Antonio Pagliula ~ 1:26 AM

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