giovedì 30 aprile 2009
Quando sono già 159 i morti in Messico, l'Organizzazione mondiale della sanità eleva il livello di allerta al 5 (su una scala di 6).

Città del Messico - "E'imminente il rischio di una pandemia". Secondo l'OMS siamo già in fase di allerta 5, quando cioè il virus si propaga da persona a persona in almeno due nazioni (Messico e Stati Uniti). Se però in Messico i casi di malattia sembrano essersi stabilizzati, in mattinata è arrivata la notizia del primo decesso in territorio statunitense, si tratta di un neonato di 23 mesi messicano in Texas.


Continuano ad aumentare anche i casi sparsi per il mondo, come si può vedere dalla cartina.

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di Antonio Pagliula ~ 1:35 AM

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mercoledì 29 aprile 2009
Sono gia’ piu’ di 150 i presunti morti in Messico causati dal virus H1N1. Aumentano i casi anche in altre nazioni. Il ministero degli esteri italiano sconsiglia di viaggiare in Messico.

febbre porcinaCitta’ del Messico – Sembra espandersi a macchia d’olio l’allarme per la diffusione del virus della febbre porcina. L’epicentro sembra essere Citta´ del Messico ma gia’ sono coinvolti altre localita´del paese centroamericano. Per ora sono 152 i morti qui in Messico, dove gia’ da ieri tutti gli eventi pubblici sono stati annulati e le scuole, dagli asili alle universita’, rimarranno chiuse sino al 6 di maggio. Misure speciali per la capitale, dove da oggi saranno chiusi anche ristoranti, palestre, piscine, sale giochi, cinema, teatri e tutte le attivita’ che comportano ritrovo fisico di piu’ individui, chiese incluse. Il sindaco Ebrard ha affermato: “La situazione e’ critica e dobbiamo evitare il rischio di contagio esponenziale”.

I casi accertati di febbre suina intanto crescono anche nel resto del Mondo. Secondo la OMS sono 40 negli Stati Uniti, 6 in Canada, 3 in Nuova Zelanda, 2 in Gran Bretagna, 2 in Spagna ed 1 in Costarica. Sempre la OMS ha elevato il livello di allerta per il virus da 3 a 4 (su una scala di 6).

Il ministero degli esteri italiano ha sconsigliato agli italiani di viaggiare in Messico a meno che sia strettamente necessario, misura che si aggiunge a quelle gia’ intraprese da altri paesi come Francia, Romania, Germania e Gran Bretagna.

Per chi e’ giá in Messico, come me, si consiglia l’uso del tappabocca se si é in pubblico e il massimo dell’attenzione e della cautela.

Per chi volesse avere notizie piú dettagliate puó contattarmi per email: verosudamerica@gmail.com o chiamarmi sul +52 1222 5475731

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di Antonio Pagliula ~ 12:44 AM

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domenica 26 aprile 2009



 

di Antonio Pagliula ~ 11:04 PM

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lunedì 13 aprile 2009
Ennesimo esempio di mal servizio da parte della compagnia aerea di bandiera italiana. L'amico giornalista Piero Armenti (notiziedacaracas.it) ci racconta la sua esperienza.

Questa è la storia di un viaggio di ritorno Alitalia, Caracas-Roma. Ma è soprattutto un dettaglio per capire perché Alitalia è fallita, nonostante voli internazionali e aeroporti si moltiplichino ovunque. Concentratevi e leggete.
Il 3 dicembre compro un biglietto Alitalia (13 febbraio andata) con volo di ritorno 10 aprile, ore 18:50. Il 10 aprile alle 16 (3 ore prima) mi presento in aeroporto, il check-in è già stato chiuso. L’orario è stato cambiato: la partenza è prevista per le 15 e 30 (tre ore prima). Nessuno mi aveva avvisato. Volo perso. Che ingenuo io a fidarmi di Alitalia, di questi tempi. Dovevo verificare.

Il paradosso è un altro: il volo pur partendo alle 15 e 30 aveva comunque tre ore di ritardo, sarebbe partito lo stesso alle 18 e 30. In sintesi: c’era tutto il tempo per imbarcarmi, ma nessuno dell’Alitalia era reperibile in aeroporto (Venerdì santo) nessun ufficio aperto, e nessun numero telefonico disponibile (messaggio telefonico, richiamate lunedì). L’aeroporto taceva, e io tornavo in taxi a Caracas.

Arrabbiato chiamo l’Alitalia di Roma (062222). La farsa continua: al call center verificano e ammettono di aver sbagliato l’ orario sul biglietto, ma sostengono che visto il ritardo del volo, avrei potuto imbarcarmi comunque. E’ normale, è quello che pensavo anche io: ma il check-in era inspiegabilmente chiuso.

Maurizio- accento calabrese- mi ascolta con scarsa attenzione. E’ impossibile- dice- se mi fossi presentato davvero all'ora che ho detto, non avrei avuto problemi (è evidente che non ne sa nulla, è un precario che ostenta sicurezza). E’ convinto che io stia mentendo per non pagare i 100dollari di penale e partire il giorno dopo. Dovevo ammettere il mio errore, la mia irresponsabilità. Evito polemiche, chiedo notizie sul volo del giorno dopo. Il volo sarebbe partito alle 17:45 ( non alle 15:30 come previsto), ed era inutile presentarmi troppo presto. Che bello, già conoscono il ritardo. Ovviamente avrei dovuto pagare la penale.

Il giorno dopo (ieri) mi presento alle 14:10 (3 ore e mezzo prima della partenza). Indovinate un po’? Il check- in ancora una volta è stato chiuso alle 14, perché anche se il volo partiva alle 17:45 per il ritardo, era in agenda alle 15 e 30. Il chek-in è stato fatto come se il volo dovesse partire puntuale, ma già sapevano il giorno prima che era in ritardo. Bastava andare sul sito Alitalia e verificare.

In pratica i passeggeri devono obbligatoriamente farsi 4 ore d'attesa nella zona internazionale, mentre Alitalia-Roma e Alitalia-Caracas non comunicano tra loro.

Questa volta mi arrabbio, mostro il biglietto alla responsabile, riferisco cosa mi ha detto l’amico Maurizio di Roma (062222) . La responsabile, risponde piccata , le mostro il biglietto e mi provoca “ è solo un biglietto elettronico noi non c’entriamo niente”. Se ne va mentre parlo. Chiamo di nuovo Roma (062222), e l’Alitalia ancora una volta non riescono a credere che è il check-in sia stato chiuso alle 14. Sono un mitomane. Non si preoccupano neanche di verificare, danno per scontato che sia una fesseria di un buontempone che perde i voli, e dà la colpa agli altri. (Da sottolineare: nella stessa situazione si sono trovati anche altri).

Il terzo giorno riesco a partire, non mi fanno pagare la penale, non si scusano, ma l'aereo pochi minuti prima di decollare torna indietro. "Scusate, un guasto tecnico". Il risultato? Due ore di ritardo! Nel caso succedesse anche a voi, chiedete all’accettazione la carta dei diritti del passeggero.

In sintesi:
1) Emettono un biglietto sbagliato,
2) Roma che non ha idea di cosa stia succedendo a Caracas,
3) a Caracas che ti costringono ad imbarcarti quattro ore prima del volo, pur sapendo che è puntualmente in ritardo.

Piero Armenti

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di Antonio Pagliula ~ 2:58 PM

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giovedì 9 aprile 2009
Circa 12 membri dell’associazione civile “tecnici in urgenze mediche, sicurezza e riscatto 19 settembre”, esperti nel recuperare vittime dalle macerie dei terremoti, sono partiti dal Messico in aiuto alle vittime abruzzesi.

L’associazione messicana, i cui tecnici vengono chiamati “topos” (in spagnolo talpe), sono ora in volo diretti in Italia dove prenderanno parte ai soccorsi necessari dopo il terremoto dello scorso 6 aprile. I topos sono attivi dal 1985 quando diversi volontari si unirono per i lavori di riscatto delle vittime (in quel caso più di 2'000) del terremoto che colpì Città del Messico. Da quell’anno hanno viaggiato a più di 22 paesi per partecipare ai lavori di recupero nelle zone colpite da disastri naturali.

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di Antonio Pagliula ~ 5:16 AM

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mercoledì 1 aprile 2009
La crisi economica mondiale rischia di compromettere le dinamiche di crescita in America Latina.

Negli ultimi cinque anni (2003-2008) la regione latinoamericana è stata capace di approfittare dell’auge economico internazionale crescendo a ritmi sostenuti. I dieci paesi con economie più grandi hanno registrato un tasso di crescita medio del PIL del 5,1 tra il 2000 e il 2008. Alcuni paesi sono riusciti ad approfittare di circostanze più favorevoli: Cile, Colombia, Costarica, Perù e Rep. Dominicana hanno raggiunto tassi di crescita superiori al 5%. Il Messico al contrario ha ottenuto la crescita più lenta tra questi 10 paesi con una media del 2,6%, perdendo i margini di miglioramento che lo vedevano avvantaggiato rispetto alle altre economie regionali.

Nello stesso periodo le esportazioni latinoamericane aumentarono sia in volume che in prezzo. I termini degli scambi, ossia la relazione tra il prezzo delle esportazioni e il prezzo delle importazioni, sono stati favorevoli alla regione. Anche l’indebitamento esterno dei governi è diminuito, traducendosi in un aumento della forza fiscale dei governi usata nella maggior parte dei paesi per migliorare le condizioni di vita delle proprie popolazioni. In Messico invece la riduzione del debito pubblico esterno ha portato ad un forte aumento del debito interno.

Durante l’ultima decada le rimesse dei migranti latinoamericani furono un forte appoggio per molte famiglie. In alcuni paesi il monto delle rimesse è arrivato a rappresentare quasi 3 punti percentuali del PIL, aiutando alla diminuzione della povertà. Nella regione gli organismi finanziari internazionali, che negli anni ’80 e ’90 avevano portato a termine riforme neoliberali, che avevano portato alla privatizzazione di quasi tutti gli ambiti di azione statale, sono in pratica scomparsi da quando Brasile e Argentina ripagarono il debito con il Fondo Monetario Internazionale.

In generale quindi i fondamentali economici dei paesi della regione sono nettamente migliori rispetto alle crisi del passato: l’America Latina viene da una crescita sostenuta, le riserve internazionali sono aumentate, i conti fiscali della maggior parte dei paesi sono vicini all’equilibrio ed il debito estero a livelli adeguati.

Con questa crisi però la regione deve fare i conti con una diminuzione forte della sua crescita che però può essere attenuata da politiche pubbliche anti-cicliche. Per poter attivare questo tipo di risposte però si devono avere a disposizione risorse economiche. Il settore pubblico può essere una fonte sufficiente di queste risorse sempre e quando si tratti di stimoli economici generati attraverso aumento della spesa o attraverso riduzione tributarie, o al massimo facendo ricorso alle riserve in caso di operazioni in dollari. Senza dubbio si devono considerare anche la situazione dei sistemi finanziari locali e delle bilance commerciali.

In un documento recente (La reaccion de los gobiernos de America Latina y el Caribe frente a la crisis internacional), la CEPAL ha presentato un quadro sintetico delle misure di politica economica annunciate dai governi latinoamericani. Nel documento si possono comparare le azioni dei governi in cinque ambiti: politica monetaria e finanziaria, politica fiscale, politica cambiaria e del commercio estero, politiche settoriali e politiche sociali e del lavoro.

Spiccano le misure brasiliane, tra le quali sono da segnalare l’aumento del salario minimo del 12%, maggiori poteri concessi alla banca centrale per intervenire nelle istituzioni finanziarie, un aumento dell’investimento pubblico per accelerare la crescita, riduzioni del peso tributario, appoggio al settore agricolo e delle costruzioni, credito diretto concesso da istituzioni statali per l’acquisto di immobili, ed un accesso maggiore a sussidi di disoccupazione.

Sempre da segnalare ma questa volta per i suoi limiti, il piano anti-crisi messicano, basato principalmente su tre punti: aumento della spesa pubblica (infrastruttura), costruzione di nuove raffinerie e un piano di stimolo per piccole medie imprese. Tutte misure ancora teoriche che non hanno trovato la giusta traduzione in azioni da parte del governo. La poca qualità della gestione di governo messicana rischia di compromettere la ormai seconda (dopo il Brasile) economia regionale per dimensione ed importanza internazionale.


 

di Antonio Pagliula ~ 1:36 AM

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