giovedì 7 maggio 2009
Più passano i giorni, più la reazione del governo messicano e la conseguente speculazione mediatica appaiono decisamente esagerate.

L’attuale governo messicano arrivò al governo nel 2006 con un programma elettorale che prevedeva grandi investimenti in sanità pubblica. Purtroppo però la lotta al narcotraffico fu interpretata dal presidente Calderon come la unica via per riuscire a raccogliere consensi tra la popolazione dopo la "dubbia" elezione che aveva diviso il paese. Così alla “guerra” al narcotraffico e all’insicurezza sono stati destinati forti investimenti (senza ancora aver avuto però chiari risultati positivi) mentre settori come salute, scienza e tecnologia sono passati in secondo piano.

In particolare questa tendenza ha fatto sì che nel 2008 alla Investigazione e Sviluppo messicana sia stato destinato appena il 2,5% del PIL, quando organismi come la ONU raccomandano almeno un 6%. Forse semplicemente maggiori investimenti avrebbero permesso di avere a disposizione i 5 milioni di vaccini previsti dal programma iniziale per contrastare la influenza porcina (e non solo un milione), così come laboratori scientifici più efficienti per accertare la forza del nuovo virus H1N1, senza bisogno di aspettare i risultati provenienti dagli Stati Uniti o dal Canada. Tutto ciò evitando questa esagerata diffusione di allarmismo sia a livello locale che soprattutto a livello internazionale (con forti ripercussioni sul turismo, economia in generale e credibilità internazionale).

Oggi però tutto il paese torna lentamente alla normalità. Ieri è ripresa l’attività economica, con ristoranti (anche se a mezzo servizio), locali e attività pubbliche; oggi riapriranno le scuole superiori e le università, ed infine lunedì ritorneranno alle scuole anche i bambini delle elementari.

In particolare, Città del Messico ritorna a pulsare come una metropoli, dopo le vacanze forzate in cui la gente ha preferito rimanere “al sicuro” nelle proprie case e “in famiglia” come aveva suggerito il presidente Calderon in un annuncio a reti unificate. Incredibile è stato constatare concretamente come “la paura” possa tenere sotto controllo, e molto bene, anche una città da più di 20milioni di persone.

Non si può negare però l’esistenza di questo nuovo virus “porcino”. Anche se in Messico muoiono ogni anno circa 20'000 persone a causa di influenza e polmonite, infatti questo virus H1N1 ha raggiunto il suo apice quando la normale stagione influenzale, la invernale, era già passata. Ora sono in molti ad avanzare ipotesi di una seconda ondata molto più forte per la prossima stagione invernale, come si è già registrato in casi passati di pandemia (1889 e 1919).

Risvegliati dall’incubo porcino, oggi sembra comunque tutto ridimensionato, le cifre del ministero della sanità parlano di 42 morti e 1112 casi, in un paese da 110 milioni di persone.

Nel caso ce ne fosse stato bisogno, però, l’influenza porcina ha messo in evidenza diversi aspetti su cui riflettere:
- la pessima politica rispetto ai servizi pubblici di base (non una novità, ma un problema già ereditato dai passati governi neoliberali),
- la totale impreparazione del governo e del settore sanitario nell’affrontare il caso.

Il ritardo del governo e delle autorità sanitarie nell’affrontare i primi casi e il successivo allarmismo che vedeva moltiplicarsi quotidianamente contagi e vittime (il governo ad un certo punto dichiarò 159 morti), infatti rimangono realmente difficili da comprendere. L’unica spiegazione è che realmente anche a livello governativo nessuno sapesse esattamente cosa stava succedendo.

Quello che più fa riflettere è però sicuramente il disastroso stato in cui si trova il sistema di salute messicano. Difficile purtroppo credere che la crisi “porcina” abbia conseguenze che portino a misure concrete per migliorarlo, anzi, al contrario, a breve ci si aspetta che tutto terminerà con una serie di spot per radio e televisioni dove il governo messicano autoproclamerà la forma impeccabile della gestione di una crisi sanitaria senza precedenti, salvando così sia il paese che l’umanità intera.

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di Antonio Pagliula ~ 2:48 PM

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venerdì 1 maggio 2009
Città del Messico – In soli 7 giorni la capitale messicana è cambiata come nessuno avrebbe potuto immaginare. Cinema chiusi, campionato di calcio a porte chiuse, dalle materne alle università niente scuola, niente concerti, sospesi gli eventi pubblici, musei e teatri chiusi, proibite anche le pratiche religiose; ristoranti aperti solo "da asporto".

Eppure secondo il quotidiano Reforma, già da fine marzo autorità sanitarie statali erano a conoscenza dell’elevato rischio prodotto dalla diffusione dell’influenza porcina. Veratect, una impresa statunitense di bio-vigilanza, aveva infatti individuato nel piccolo paesino de "La Gloria", nello stato di Veracruz, la diffusione di un virus influenzale particolarmente violento che aveva colpito il 60% degli abitanti della cittadina. La totale mancanza di pianificazione e di previsione da parte delle autorità sanitarie e del governo ha però permesso che la situazione sia oggi fuori controllo. Da una iniziale tendenza a minimizzare questi casi infatti si è passati ad una serie di decisioni del governo che hanno prodotto panico e allarmismo sia nella popolazione che a livello internazionale. E pensare che proprio il governo Calderon iniziò la legislatura con grandi promesse riguardo ambiziosi piani di salute.

Inutile invece negare che siamo di fronte ad una crisi di credibilità delle autorità messicane anche nel maneggio dei numeri con una totale discrepanza rispetto alle cifre fornite dalla Organizzazione Mondiale della Sanità. Per le autorità messicane siamo a più di 160 morti, mentre la OMS ne ha confermato solo 11 morti (comprendendo il neonato messicano morto in territorio statunitense) causati dal virus N1H1 e 260 casi di infettati. Di cosa sarebbero quindi morti le altre 150 persone?

Queste incongruenze non fanno altro che alimentare le più disparate teorie negazioniste, secondo cui il governo stia approfittando della febbre suina per occultare situazioni peggiori per il paese o per approfittarne in prospettiva elettorale. Difficile però fare speculazioni.

Influenza porcina o no comunque, è l’immagine di un Messico malato quella che emerge in questi giorni, proprio quando gli occhi di tutto il mondo sono rivolti con interesse e timore agli sviluppi del nuovo virus H1N1. I problemi per il governo Calderon sembrano non finire mai: la difficile lotta al narcotraffico che sta avendo risultati più che discutibili, l’insicurezza diffusa e la crisi finanziaria mondiale che ha fatto del Messico uno dei paesi più colpiti economicamente ed ora il virus N1H1.

Il Messico è passato in poco meno di 2 anni dall’essere considerato un grande paese emergente, una potenza latinoamericana, un recettore di inversione straniera diretta, un punto strategico per la sua posizione e per i suoi trattati di libero commercio, un gigantesco mercato a livello internazionale, a trasformarsi in un paese diviso in due dalle ultime elezioni, un paese sconvolto dai cartelli del narcotraffico, insicuro, con una moneta debole, con una divisione sociale sempre più marcata e già superato dal Brasile per importanza politica ed economica a livello continentale.

La crisi economica che ha bloccato l’economia statunitense aveva già compromesso fortemente anche quella messicana, ma ora l’influenza porcina rischia di darle il definitivo KO. Le ultime stime di “crescita” del PIL vedono - 4,8% per il 2009 (fonti del Banco de Mexico) altre fonti, come l’agenzia Moody’s, prevedono addirittura una caduta del -8% / -9%, un’inflazione al 4.5% ed una perdita di circa 800.000 posti di lavoro. Per l'economia quindi un ulteriore colpo durissimo, nel momento peggiore.

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di Antonio Pagliula ~ 5:22 AM

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Casi in Italia, decisione sulla sospensione dei voli, Berlusconi ed Obama

ITALIA - Sul fronte italiano è intervenuto il sottosegretario alla Salute, Ferruccio Fazio: “In Italia la situazione è sotto controllo”. In un comunicato ufficiale però il Ministero della Salute comunica che, come misura precauzionale, i cittadini che rientrano dal Messico sono “invitati a rimanere a casa per sette giorni a partire dalla data di rientro in Italia”. In pratica una quarantena.

CASI IN ITALIA - Continuano poi anche i casi sospetti, tre in Toscana, si tratta di adulti tornati negli ultimi giorni dal Messico. Un turista americano di 58 anni è stato ricoverato a titolo precauzionale all’ospedale di Assisi.

Una bambina italiana di 21 mesi, residente in Messico, invece è stata ricoverata da mercoledì in un ospedale di Oaxaca “con sintomi che sembrano essere quelli dell'influenza da suini”. Lo ha reso noto l'ambasciata italiana in Messico, precisando che la bambina “ha ricevuto tutte le cure mediche del caso, sta meglio e ha passato la notte tranquilla”.

SOSPENSIONE DEI VOLI – L’Unione Europea ha ufficialmente respinto (per fortuna) la proposta francese di sospendere in voli in entrata ed uscita per il Messico, in quanto considerata una misura esagerata in questo momento.

BERLUSCONI – Per evitare qualsiasi correlazione tra il virus “porcino” e il consumo di carne di suino e per tranquillizzare gli italiani il premier Silvio Berlusconi con un gesto simbolico mangia un pezzo di mortadella.

OBAMA - Una persona dello staff di Barak Obama potrebbe aver contratto il virus dell'influenza. Lo ha riferito la Casa Bianca, sottolineando che si tratterebbe di un membro della delegazione che accompagnò il presidente americano nella missione in Messico del 16 aprile. Intanto negli Stati Uniti sono state chiuse oltre 4mila scuole in particolare in Texas e New York.

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di Antonio Pagliula ~ 5:13 AM

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