martedì 30 giugno 2009
AGGIORNAMENTI IN TEMPO REALE

30 giugno 2009 (orario Honduras)

L’assemblea generale delle Nazioni Uniti approva all’unanimità e per acclamazione il progetto di risoluzione proposta per l’Honduras. La risoluzione prevede di non riconoscere nessun governo che non sia quello legittimamente eletto di Manuel Zelaya, e ne chiede il suo “immediato rientro”. Riprende la resistenza civile a Tegucigalpa.

Ore 17:50 – Il presidente illegittimo Micheletti avverte che nonostante le pressioni degli organi internazionali non rinunzierà e non permetterà il ritorno di Mel Zelaya.

Ore 17:00 – Il governo nato dal colpo di Stato estende il coprifuoco in Honduras ai prossimi 5 giorni sino a venerdì 3 luglio nella fascia oraria che va dalle 10pm alle 5am.

Ore 16:30 – La commissione Interamericana dei Diritti Umani visiterà il paese centroamericano per valutare eventuali violazioni dei diritti umani commessi dall’esercito e dal governo illegittimo di Micheletti (Si parla di trenta persone desaparecidas, ed un morto accertato).

Ore 16:00 – L’esercito continua a bloccare le strade di accesso alla capitale Tegucigalpa impedendo alla popolazione che manifesta e resiste al colpo di Stato l’accesso alla città.

Ore 15:40 – Anche i BID (Banca interamericana per lo sviluppo) congela il conto hondureño di 200 milioni di dollari.

Ore 13:00 - La resistenza civile che pretende il rientro di Zelaya e che rifiuta il colpo di Stato, torna nelle strade e si mette in marcia per riconquistare pacificamente la piazza della sede presidenziale dopo averla persa ieri in seguito alla repressione militare. I media hondureñi, che appoggiano il colpo di Stato, trasmettono solo la manifestazione pro-Micheletti dalla Plaza Central, mentre continuano a tacere sul rifiuto internazionale al governo golpista.

Ore 12:40pm – Il Congresso golpista, agli ordini di Micheletti, ha emesso un ordine di cattura nei confronti del presidente legittimo Zelaya, minacciando il suo rientro previsto per giovedì.


Ore 12:00pm- Il presidente illegittimo Micheletti dichiara che in Honduras non è in corso un colpo di stato e che l’esercito ha solo fatto rispettare la Costituzione.

Ore 11:30am - La Banca Mondiale annuncia la sospensione del credito di 270 milioni di dollari destinati all’Honduras sino a quando la situazione politica non torni alla normalità.

Ore 11:15 – Zelaya in conferenza stampa annuncia che anche il presidente Ecuadoriano, Rafael Correa, lo accompagnerà giovedì in Honduras.

Ore 11:00am – L’ONU condanna ufficialmente il colpo di Stato in Honduras. L’assemblea generale delle Nazioni Uniti approva all’unanimità e per acclamazione il progetto di risoluzione proposta per l’Honduras. La risoluzione prevede di non riconoscere nessun governo che non sia quello legittimamente eletto di Manuel Zelaya, e ne chiede il suo “immediato rientro”I paesi patrocinatori della risoluzione erano: Antigua e Barbuda, Belize, Bolivia, Cuba, Ecuador, El Salvador, Guatemala, Nicaragua, Rep. Dominicana, San Vicente y las Granadinas, Brasile, Venezuela, Costarica, Perù, Messico, Cile, Uruguay, Argentina, Paraguay e Siria. Successivamente si aggiungevano anche: Stati Uniti, Canada, Colombia, Capo Verde, Barbados, Guyana e Bosnia Erzegovina.

Ore 10:30am – Anche la Spagna del presidente Zapatero si unisce ai paesi latinoamericani e ritira il suo ambasciatore in Honduras. La Spagna chiede agli altri membri dell’Unione Europea di ritirare i rispettivi ambasciatori, non riconoscendo il governo illegittimo di Micheletti.

Ore 10:00am – La presidente argentina Cristina Fernandez de Kirchner annuncia che accompagnerà giovedì il presidente Zelaya
nel rientro in Honduras insieme al presidente dell’OEA, José Miguel Insulza, e al presidente ONU. Cristina K. forse tenta di recuperare smalto a livello internazionale dopo la bocciatura nelle elezioni della scorsa domenica in Argentina dove il suo governo ha perso la maggioranza nelle due Camere.
Si ricorda che il presidente illegittimo, Roberto Micheletti, ha officialmente dichiarato che nel caso Zelaya rientrasse in Honduras, è pendiente di arrestato.

Ore 9:00 am – La polizia nazionale hondureña blocca 70 autobus diretti a Tegucigalpa e ne detiene i manifestanti che pretendevano il ritorno di Manuel Zelaya alla legittima presidenza della Repubblica di Honduras.

Ore 8:00 am – La università “Nacional Autónoma de Honduras” sospende le lezioni sino a prossimo ordine. Tutte le scuole della capitale, dalle elementari alle superiori, rimarranno chiuse.

Ieri si sono registrati più di 160 feriti ed un morto in seguito alla repressione militare sulla resistenza civile che chiede il rientro del presidente Zelaya

Leggi gli altri fatti di ieri:
Obama si compromette, si schiera apertamente e dichiara “illegale il colpo di stato in Honduras”. “Il presidente Zelaya continua a rappresentare il presidente legittimo della Repubblica di Honduras”

Testimonianza diretta da Tegucigalpa:
La resistenza civile sta tentando di riscattare la democrazia. Testimonianza dall’Honduras

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di Antonio Pagliula ~ 7:37 PM

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Il popolo hondureño, 24 ore dopo il ribaltamento della democrazia, continua la lotta per evitare violazione dell’ordine democratico del paese. Purtroppo però i canali d’informazione internazionali rimangono oscurati. Accanto a quello politico è in atto anche un colpo di stato mediatico che esclude dal diritto d’informazione buona parte della popolazione.


L’esercito e la polizia nazionale stanno intraprendendo una repressione violenta nei confronti della pacifica resistenza civile che chiede il rientro del presidente Zelaya, legittimamente eletto.

E’ purtroppo forte il rischio di una regressione politica che creerebbe un pericoloso precedente a livello continentale. Per evitarla tutti i paesi latinoamericani uniti e senza eccezioni si schierano a difesa della democrazia in Honduras e nelle Americhe.
Si è creato un fronte unico latinoamericano senza precedenti. Lottare per la democrazia in Honduras oggi è una misura dovuta e di carattere preventivo per assicurare la stabilità democratica in America Latina.
Anche il presidente Usa, Barack Obama, così come l’Unione Europea, dichiara illegale il colpo di stato militare che ha portato alla “presidenza” Micheletti. Si spera che il governo degli Stati Uniti dimostri un cambio reale rispetto al passato assicurando il rispetto della democrazia in Honduras. Quale occasione migliore per rompere con l’oscuro passato.

Aggiornamenti in tempo reale
  • Manuel Zelaya annuncia che giovedì, dopo la sua visita agli Stati Uniti per pronunciare un discorso davanti alla ONU, rientrerà in Honduras accompagnato dal presidente dell’OEA, José Miguel Insulza e dai presidenti latinoamericani che accetteranno l’invito ad accompagnarlo.
  • Obama si compromette, si schiera apertamente e dichiara “illegale il colpo di stato in Honduras”. “Il presidente Zelaya continua a rappresentare il presidente legittimo della Repubblica di Honduras”.
  • Il gruppo di Rio, l’ALBA, SICA, tutti i paesi uniti e unanimi e senza eccezioni da Managua Nicaragua ritirano i loro ambasciatori in Honduras e sospendono attività economiche, politiche, finanziarie e di cooperazione sino al ripristino dell’ordine democratico e al ritorno di Zelaya alla presidenza.
  • Nessun governo riconosce il presidente illegittimo hondureño, Roberto Micheletti.
  • La repressione militare nei confronti dei manifestanti, e la registrazione della violazione di diritti umani nei confronti di politici e attivisti detenuti.
  • Il presidente illegittimo Micheletti dichiara che governerà in Honduras nonostante la condanna internazionale.
  • L’arresto e il sequestro per poche ore di giornalisti e reporter di Telesur, unico canale televisivo a trasmettere in diretta le immagini della repressione militare a Tegucigalpa.
  • La prima vittima della resistenza civile, un sindacalista travolto da un veicolo dell’esercito.
  • Inizio dello sciopero generale indetto dalla resistenza pacifica e civile al colpo di Stato.

Il colpo di stato sembra già avere le ore contate.

Leggi la testimonianza diretta di un cittadino italiano in Honduras e guarda le foto della repressione militare in esclusiva per VeroSudamerica:
La resistenza civile sta tentando di riscattare la democrazia. Testimonianza dall’Honduras

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di Antonio Pagliula ~ 5:52 AM

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AGGIORNAMENTO - Da Tegucigalpa raccogliamo la testimonianza dell’amico Davide Bonechi, cittadino italiano residente in Honduras. Foto della repressione militare in esclusiva.

29 giugno - Stamattina purtroppo si è registrato il primo morto. Un sindacalista è stato travolto da un veicolo dell'esercito fuori dall'Hondutel. Ovviamente i media continuano a tacere. L’unica maniera per avere informazioni non manipolate è attraverso internet, ma in pochi ne hanno facile accesso.

Ore 15:00 - La situazione è peggiorata. Le manifestazioni davanti alla casa presidenziale continuano, c’è il doppio di manifestanti rispetto a ieri.
La polizia (fino a ieri neutrale, poi nella notte il presidente illegittimo Micheletti ne ha destituito i capi) si è aggiunta all’esercito ed ha iniziato a lanciare lacrimogeni sulla folla che ha risposto con lancio di pietre. Inizia la repressione con attacchi con idranti carichi di acqua ed irritanti chimici.
Si è assistito a una mezz'ora repressione militare.

Ore 16:00 - L'esercito esce dalla casa presidenziale e divide in due il cordone dei manifestanti. La folla continua a rispondere con il lancio di oggetti. Ho visto con i miei occhi elementi dell’esercito e della polizia nazionale manganellare e sparare con pallettoni di plastica mirando alle gambe dei manifestanti. Si stanno registrando vari feriti e diversi manifestanti arrestati arbitrariamente.

Circolano nel tardo pomeriggio notizie riguardo altri possibili morti ma per ora non sono fonti confermate.

Il dirigente del “Bloque Popular” (uno dei sindacati più attivi nella protesta civica) è stato picchiato dalla polizia durante la repressione militare davanti alla casa presidenziale.

Per domani si spera in una mobilitazione civica più forte e di conseguenza si prospetta il rischio di una repressione ancora più dura.

L’aria qui nella città di Tegucigalpa è pesante, la polizia è dappertutto, molte vetrine rotte. C’è tensione e i media ancora che ancora trasmettono sono complici del golpe e tacciono, non commentano, fanno riferimento ad una situazione normale, ad un ordinario riordino costituzionale.

L’esercito sta tentando di bloccare l’accesso a Tegucigalpa per evitare che dalle altre città e dalle campagne si rinforzi la resistenza cittadina. Per domani è prevista una manifestazione della società civile al “Parque Central” ed inizieranno gli scioperi per protestare contro il governo illegittimo di Micheletti.

Anche nelle altre città nel frattempo si organizzano manifestazioni per il ritorno di Zelaya. A San Pedro Sula c’è stata una manifestazione oggi, la resistenza ha occupato ponte di Progreso.

Le foto sono state inviate da Davide in esclusiva per VeroSudamerica.

Leggi anche:
Colpo di Stato in Honduras: cronaca del secondo giorno. Aggiornamenti in tempo reale
Notizie dall’Honduras, testimonianze da Tegucigalpa

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di Antonio Pagliula ~ 5:25 AM

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lunedì 29 giugno 2009
Davide Bonechi, un cittadino italiano residente per motivi di lavoro in Honduras, ci aggiorna con la sua testimonianza diretta sul colpo di stato in atto.

Sappiamo tutti degli ultimi sviluppi sul colpo di Stato in Honduras, com’è ora la situazione nelle città? Tu sei a Tegucigalpa, qual è la reazione del popolo hondureño? C’è una resistenza civile a favore del presidente Zelaya?

Ti rispondo solo ora perché ieri tutta la capitale è rimasta senza elettricità ed anche internet non funzionava. Ieri saremmo stati circa 2000 persone davanti alla casa presidenziale, la manifestazione era pacifica. Non ci sono stati scontri, salvo quando alcuni manifestanti calorosi hanno attaccato una camionetta di militari facendola scappare, l'esercito ha così sparato in aria provocando la dispersione della folla. Nella notte una parte dei manifestanti ha dormito davanti a casa presidenziale (200- 300 persone tra sindacati, sinistra, ragazzi del UD e del Part. liberale), nonostante la decisione del governo illegittimo di Micheletti di dichiarare un coprifuoco dalle 21 alle 6 per le prossime 48ore.

A che livello è la presenza militare in città?

La presenza militare è forte a protezione di tutti i ministeri e del Congresso. Stamattina lo schieramento è anche triplicato, in particolare per controllare le manifestazioni davanti alla casa presidenziale.

Dalla mattinata qual è il livello dei servizi? Elettricità, internet?

Ieri non c’è stata l’elettricità in tutta la capitale, oggi energia ed internet sembrerebbero essere regolari.

Come si sono schierati i media ed in particolare le televisioni? E’ possibile per il cittadino hondureño avere una informazione chiara sugli ultimi avvenimenti?

Molte radio non trasmettono, ed i giornali nazionali non fanno nessun riferimento al colpo di Stato. El Heraldo, La Tribuna e El Tiempo, i principali giornali nazionali, sono manipolati e fanno riferimento ad un normale riordino costituzionale. Canal 8, un canale televisivo vicino al governo Zelaya, è oscurato da ieri mattina così come Cnn in spagnolo e Telesur. Altri canali privati invece trasmettono cartoni animati e telenovele, facendo completo silenzio e rendendosi complici del colpo di stato. La popolazione, soprattutto nelle campagne non riesce bene a capire cosa stia succedendo e per questo che la resistenza popolare non è ancora sufficientemente numerosa.

Quali sono le sensazioni che hai sul futuro prossimo del paese?

La sensazione è che se i manifestanti non riescono a organizzarsi bene, se entro 1-2 giorni non riusciranno ad unirsi mi sa che il golpe possa arrivare in porto. Sarà importante l'appoggio internazionale. Purtroppo qui i gruppi di vera sinistra sono ridotti male, son pochi e mal organizzati, i mezzi d'informazione sono completamente manipolati dal “governo” Micheletti e la popolazione civile è impossibilitata ad informarsi bene. Stamattina la situazione nella capitale è relativamente tranquilla, le scuole e le università sono chiuse ma molta gente è regolarmente a lavoro. Micheletti è considerato dalla maggioranza della popolazione un grande corrotto, ma la mancanza d’informazione e la presenza militare per ora sta riuscendo ad evitare che la protesta popolare, soprattutto nelle zone territoriali che appoggiano al presidente Zelaya, riesca ad organizzare una solida resistenza civica. Qui la gente non immagina il rifiuto internazionale che ha ricevuto il colpo di stato per la mancanza totale di informazione. Oggi tornerò ad appoggiare i manifestanti davanti alla residenza presidenziale.

Grazie Davide, tienici aggiornati.

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di Antonio Pagliula ~ 7:26 PM

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Il governo di Cristina Kirchner soffre una debacle elettorale nelle elezioni legislative svolte ieri in Argentina. Nel vicino Uruguay invece le elezioni primarie stabilivano i candidati in vista delle elezioni presidenziali del prossimo 25 ottobre.

I Kirchner perdono la maggioranza sia nella Camera dei Deputati sia nel Senato a causa della forte avanzata dei partiti oppositori, radicali socialdemocratici e liberali ed ex peronisti. Ora il governo in carica sarà a costretto alla negoziazione per tenere l’appoggio necessario a governare. L’ex presidente Nestor Kirchner ammettendo la sconfitta ha annunciato che “si cercherà di lavorare per garantire la governabilità nel paese”.

Una delle cause della sconfitta della coalizione di governo è stata sicuramente la crisi economica, che l’Argentina come paese produttrice di prodotti alimentari, ha risentito particolarmente con una forte recessione. I Kirchner soffrono un duro colpo sia a Buenos Aires e nelle provincie limitrofe che nelle città di Santa Fe, Córdoba e Mendoza.

In Uruguay invece le elezioni primarie stabilivano i candidati dei partiti principali per le elezioni presidenziali di ottobre. Per il partito del presidente in carica Tabaré Vázquez, “Frente Amplio”, il futuro candidato sarà il senatore José Mujica (74 anni ed ex guerrigliero tupumaro), che ha superato con il 54% il candidato appoggiato dal presidente in carica, Danilo Astori.

Per il principale partito di opposizione, il “Partido Nacional”, l’ex presidente Luis Alberto Lacalle (68 anni), che governò il paese appoggiando le riforme liberali e le grandi privatizzazioni dal 1990 al 1995, vince le primarie con il 55% sull’altro candidato Jorge Larrañaga.

Da segnalare che l’opposizione al “Frente Amplio” ha dimostrato una maggiore capacità di mobilizzazione dei suoi elettori, generando preoccupazione nel partito di governo che ha registrato un calo di partecipazione in particolare da parte degli elettori di sinistra.

Per il “partido colorado”, che sembra però fuori dalla lotta per la presidenza ,il candidato sarà Pedro Bordaberry, ex ministro del turismo.

Le elezioni si svolgeranno il prossimo 25 aprile, se uno dei candidati riceverà la maggioranza assoluta diventerà il nuovo presidente, in caso contrario il ballottaggio è previsto per il mese di novembre.

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di Antonio Pagliula ~ 6:08 PM

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Una giornata triste quella di ieri in Honduras. Sembrava di essere tornati indietro nel tempo quando in piena guerra fredda i colpi di stato militari erano all’ordine del giorno, quando sovvertire l’ordine democratico e la volontà popolare era legittimo e accettato. Forse però una giornata così triste servirà invece a dimostrare che un cambio di epoca è già avvenuto, che i soprusi militari e oligarchici già non hanno futuro, né in Honduras, né nell’intera America Latina.

All’alba di una domenica nella quale il popolo hondureño era chiamato a esprimersi in una consulta popolare e non vincolante politicamente, solo per decidere il possibile inserimento nelle prossime elezioni di novembre di una urna speciale per la formazione di una Assemblea Costituente, il paese centroamericano si risvegliava assistendo al sequestro da parte dell’esercito del presidente legittimamente eletto Manuel Zelaya, costretto con la forza ad abbandonare il territorio nazionale per rifugiarsi in Costarica.

La capitale hondureña si ritrovava senza elettricità, con i canali radio fuori onda e i canali televisivi d’informazione come Canal 8 bloccato dai militari.

Il colpo di stato, temuto nei giorni precedenti, era ormai in atto. Veniva sequestrato il presidente eletto democraticamente con una irruzione militare nella sua residenza che rimandava a vecchi incubi. Chi conosce la storia latinoamericana non poteva fare a meno di ricordare l’assalto alla Moneda di Santiago del Cile quell’11 settembre 1973 che costringeva alla morte Salvador Allende aprendo la strada alla dittatura militare di Augusto Pinochet.

Il Congresso hondureño illegalmente cercava di formare un governo illegittimo, contrario alla volontà dei propri elettori. Una lettera chiaramente falsa cercava di dimostrare che Zelaya avesse rinunciato volontariamente alla sua carica, e Micheletti, appoggiato dai partiti conservatori e di destra, veniva nominato come nuovo presidente in carica.

Nel frattempo però per le strade di tutto il paese centroamericano, nonostante l’occupazione militare di molti quartieri e delle vie di comunicazione principali, la popolazione iniziava spontaneamente una resistenza pacifica. Non riusciva né poteva accettare l’ennesimo sopruso, l’ennesimo tentativo di venire azzittita, di venire violentata dai gruppi d’interesse e dai poteri forti che con l’appoggio militare cercavano di proteggere lo stato delle cose ed evitare una nuova Costituzione e l’espressione democratica.

Per fortuna però da quel 1973 del colpo di stato in Cile sono passati più di 40anni, l’America Latina è cresciuta politicamente ed è cambiata. A livello internazionale gli equilibri sono diversi ed l’intero blocco latinoamericano, superando le differenze politiche, dalla Colombia di Uribe e il Messico di Calderon, ai governi politicamente più vicini a Zelaya come Venezuela, Ecuador e Nicaragua, si dimostrava deciso ed unito. Da più lati piovevano condanne e prese di posizione come quella della OEA (Organizzazione degli Stati Americani) che affermava di non riconoscere nessun tipo di governo che non sia quello democraticamente eletto di Manuel Zelaya e ne esigeva il ritorno incondizionato del presidente alla sua carica.

Questa volta anche l’Unione Europea e, forse ancora troppo timidamente, anche il governo Obama negli Stati Uniti, condannava il colpo di stato militare ed il tentativo di sovvertire l’ordine democratico di un governo legittimo ed eletto dal popolo.

L’organizzazione del colpo di stato sembra così sempre completamente isolata a livello internazionale, dimostrando una forte debolezza politica e dimostrando che l’epoca dei soprusi e delle violazioni alle democrazie è forse terminata.

Ci si aspetta ora un ritorno di Zelaya in Honduras, ci si aspetta una condanna mondiale severa agli organizzatori del colpo di Stato. Si spera che non ci sia nessun tipo di negoziazione con il gruppo dei golpisti. Finalmente il cambio di epoca sembra essere avvenuto. Lo si era capito già nel 2002 quando il popolo venezuelano sventava il colpo di stato ai danni di Chávez. Fu un primo segnale di cambiamento. Questa volta la reazione del blocco latinoamericano è stata molto più forte, questa volta si è dimostrata un'unione latinoamericana reale, questa volta anche gli Stati Uniti hanno ricoperto un ruolo più adeguato e garantista.


Leggi anche:
Nuovo presidente illegittimo in Honduras in seguito al colpo di Stato
Colpo di stato in Honduras - Diretta

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di Antonio Pagliula ~ 7:44 AM

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Leggendo una presunta lettera di rinuncia del presidente legittimo Zelaya, il Congresso ne dichiara la sua inabilitazione politica e nomina per alzata di mano Roberto Micheletti nuovo presidente temporale.

Zelaya, rifugiato in Costarica, in seguito del colpo di stato militare attuato nella mattinata, dichiara di non aver mai rinunciato alla sua carica politica e denuncia l’irruzione militare che lo ha costretto ad abbandonare il paese.

Il consiglio permanente dell’OEA (organizzazione stati americani) prende posizione ufficiale:
- Rifiuta e condanna pubblicamente ed energicamente il colpo di stato contro il governo di Manuel Zelaya che ha prodotto un’alterazione costituzionale dell’ordine democratico.
- Esige il ritorno incondizionata del presidente Zelaya a su carica.
- Non riconoscerà nessun governo prodotto dal colpo di stato.
- Condanna qualsiasi atto di violenza e le detenzioni illegali di vari politici legittimamente in carica.

Da tutto il mondo arrivano segnali di appoggio al presidente democraticamente eletto Zelaya. L’Unione Europea e quasi tutti i paesi latinoamericani e centroamericani rifiutano il colpo di stato ed il nuovo governo illegittimo. Anche il presidente Obama e gli Stati Uniti si dimostra preoccupato per la violazione dell’ordine democratico nel paese centroamericano, forse troppo poco considerando la gravità degli avvenimenti. L’ONU ha appena convocato una riunione d’emergenza prevista per domani. L’organizzazione del golpe sembra comunque sempre più isolata a livello internazionale, dimostrando debolezza politica.

La resistenza civica al colpo di stato infatti è forte in tutto il territorio, mentre si registrano purtroppo le prime violazioni da parte dell’esercito nel tentativo di reprimere questi movimenti.

Nella capitale e nelle principali città si continuano a registrare interruzioni della somministrazione dell’elettricità e dei servizi telefonici. La maggior parte delle radio sono fuori onda e il canale televisivo Canal 8 non trasmette dalla mattinata in seguito alla irruzione dei militari.

Messico - Anche il presidente Calderon condanna il colpo di stato. "Il governo messicano esprime la sua condanna alla detenzione di Zelaya, chiede il ritorno alla sua leggittima carica del presidente eletto e spera che si ristabilisca al più presto lo stato di diritto".

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di Antonio Pagliula ~ 1:24 AM

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domenica 28 giugno 2009
ULTIMA ORA – Il presidente Zelaya, arrestato (sequestrato) dall’esercito nelle prime ore della giornata, emette le prime dichiarazioni da San José Costarica. Invita la sua popolazione alla resistenza civile per evitare la violazione dell'ordine costituzionale e il ribaltamento del suo governo democraticamente eletto.

Zelaya, nella prima intervista telefonica rilasciata a Telesur, chiede anche l’appoggio al governo degli Stati Uniti d’America. “Senza l’appoggio statunitense questo tentativo di golpe non arriverà a nulla e resisterà meno di 48 ore”, ha affermato il presidente hondureño.

Il presidente americano, Barack Obama con una nota dalla Casa bianca, si dimostra “profondamente preoccupato” per la detenzione e l'espulsione del presidente dell'Honduras e ha chiesto agli “attori politici e sociali” del paese centroamericano il rispetto delle norme democratiche e dello stato di diritto. Per Obama, “ogni tensione e ogni disputa dovrebbe essere risolta in modo pacifico, attraverso il dialogo”. Dichiarazioni che per ora contano poco e si attende dichiarazioni più incisive ed una presa di posizione per l’una o altra parte.

Intanto i ministri degli esteri dell'Ue a Corfù, ai margini della riunione dell'Osce, con un documento ufficiale hanno “condannato con forza l'arresto del presidente dell'Honduras Manuel Zelaya” chiedendone “l'urgente liberazione” ed auspicano un rapido “ritorno alla normalità costituzionale” nel paese centramericano.

ULTIMA ore 10.23 – Ambasciatori di Cuba, Venezuela, Nicaragua e il cancelliere hondureño Patricia Rodas sono stati sequestrati da un gruppo di militari incappucciati. Gli ambasciatori sono stati rilasciati, il cancelliere continua ad essere in mano ai militari nella base aerea di Tegucigalpa.

Una parte della popolazione, nonostante l’occupazione militare della capitale Tegucigalpa, sta dimostrando con manifestazioni popolari l’appoggio a Zelaya, chiedendone il rientro davanti al palazzo presidenziale. Gruppi di militari hanno tentato di sfollare questi agglomerati spontanei con l’uso della forza e di gas lacrimogeni. Nella capitale si continuano a registrare interruzioni della somministrazione dell’elettricità e dei servizi telefonici.

L’esercito giustifica il sequestro con un arresto, avvenuto per mano di un gruppo armato alle 06:00 am, con un ordine del tribunale della Repubblica hondureña dovuto alla decisione del presidente Zelaya di portare a termine nella giornata di oggi di una consulta popolare per decidere sulla possibile convocazione di una Assemblea Costituente.

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di Antonio Pagliula ~ 6:25 PM

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ULTIMA ORA - All'alba della giornata elettorale nel paese centroamericano i timori riguardo al rischio di un colpo di stato militare in Honduras si concretizzano con il sequestro del presidente eletto Manuel Zelaya.

Con un irruzione nella casa presidenziale un gruppo di militari armati hanno sequestrato il presidente Zelaya. Secondo le ultime indiscrezioni che arrivano sembrerebbe che un aereo militare abbia già traslatato Zelaya in Costarica. Oggi sarebbe stata una giornata decisiva per lo stato centroamericano, la popolazione era infatti chiamata ad dare la propria opinione con un referendum sulla formazione di un assemblea costituzionale per una nuova Costituzone.

Oltre al sequestro del presidente si stanno registrando altri pesanti avvenimenti che puntano al colpo di stato. I militari continuano ad occupare le strade della capitale Tegucigalpa e di altre città, gli aerei della forza aerea sorvolano il territorio nazionale, dall’alba si è registrata la chiusura forzata del canale televisivo Canal 8 mentre da parte dei canali ancora attivi non arriva nessuna notizia con un preoccupante silenzio sugli ultimi avvenimenti. La capitale dalle prime ore della mattinata non conta con elettricità e nessuna radio sta trasmettendo.

La parte di popolazione che provava a resistere per la liberazione del presidente e che manifestava davanti alla casa presidenziale è stata già sfollata da parte dell'esercito che sta evitando le riunioni popolari.

Si teme che una riunione del Congresso prevista alle 10.00 am orario hondureño possa tentare di legalizzare il colpo di stato inabilitando il presidente dichiarandolo incapace.

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di Antonio Pagliula ~ 4:21 PM

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sabato 27 giugno 2009
La polizia nazionale con l’aiuto volontario di parte della popolazione inizia la distribuzione del materiale elettorale. Apparentemente le elezioni di domenica si svolgeranno regolarmente. Il presidente Zelaya ringrazia il suo popolo e l’appoggio internazionale ricevuto per aver sventato il rischio di un colpo di stato.

L’Organizzazione degli Stati Americani (OEA) ha stabilito l’invio una commissione speciale per investigare sul tentativo di sovvertire l’ordine istituzionale in Honduras, appoggiando il governo Zelaya, legittimamente eletto. Il segretario generale dell’OEA, José Miguel Insulza, dichiara infatti che la situazione nel paese rimane molto tesa ed il pericolo di un possibile colpo di stato rimane. L’esercito continua a presidiare le città principali, con una forte presenza soprattutto nella capitale Tegucigalpa.

Il capo delle forze armate, Vásquez Velásquez, destituito dal presidente Zelaya per il suo rifiuto di ripartire il materiale elettorale e le urne necessarie per le elezioni di domani, è stato intanto riammesso alla sua carica por decisione della Corte Suprema. Sembra invece terminato il tentativo del partito “liberal” e del partito “nacional”, guidati dal presidente del Congresso, Roberto Micheletti, di dichiarare il presidente Zelaya incapace di intendere e di volere.

In questo video si può ascoltare una intervista a Vásquez Velásquez rilasciata a CNN español.



Qui invece le solite colorite dichiarazione del presidente venezuelano Chávez riguardo il tentato colpo di stato e la sua opinione personale riguardo Vásquez Velásquez.

http://www.elheraldo.hn/Secciones-Secundarias/Videos?v=8xhzctcz2dvx

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di Antonio Pagliula ~ 6:36 PM

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venerdì 26 giugno 2009
E’ scontro aperto tra il presidente Zelaya ed il Congresso e Corte Suprema in Honduras. Tutto ruota attorno al referendum di domenica prossima nel quale il popolo hondureño è chiamato a decidere sulla possibile convocazione di un Assemblea Costituente.

I primi segnali della crisi istituzionale si sono avuti mercoledì notte, quando il presidente Zelaya destituiva il capo delle forze armate Romeo Vásquez Velásquez, che si negava alla distribuzione del materiale elettorale in vista della tornata di domenica 28 giugno. Tecnicamente si rischiava un colpo di stato con il capo delle forze armate che si opponeva al presidente eletto e l’esercito che cominciava ad occupare le strade della capitale Tegucigalpa.

Vásquez Velásquez, si negava alla distribuzione delle 15mila urne, rispettando la decisione di un giudice del Tribunale Supremo Elettorale che da giorni aveva respinto la iniziativa presidenziale riguardo la cosidetta “quarta urna”. Quest’iniziativa di Zelaya prevedeva la istallazione di una urna speciale per un referendum nel quale il popolo hondureño avrebbe dovuto esprimersi sulla creazione di una Assemblea Costituente per la creazione di una nuova Costituzione nel paese centroamericano (che includerebbe la possibile re-elezione del presidente).

La consulta popolare è fortemente appoggiata da gruppi di sindacati, agricoltori, indigeni e studenti ma non dai poteri forti che hanno trovato voce, prima nella reazione del Congresso unicamerale e della Corte Suprema, che dichiaravano la “quarta urna” anticostituzionale ed non prevista delle leggi elettorali del paese, e successivamente con la opposizione del capo dell’esercito.

Il presidente Zelaya però rifiutò la reazione di Vásquez Velásquez, destituendolo dalla carica e decidendo di seguire il processo elettorale in atto. All’alba di giovedì Tegucigalpa si risvegliava così con il primo battaglione di fanteria a sorvegliare le strade della capitale. Gli indizi che portavano al colpo di stato crescevano fino a quando nel primo pomeriggio Zelaya con un gruppo di simpatizzanti occupava la piazza presidenziale e con una marcia andava a riscattare il materiale elettorale dalla base militare nel sud della città.

“Non credo che siano le forze armate a disobbedire al loro presidente, sono i soliti gruppi di potere che cercano di manipolare la politica e i poteri dello Stato”, dichiarava il presidente hondureño, annunciando allo stesso tempo la decisione di portare a termine domenica le elezioni previste.

Oggi venerdì la situazione appare più tranquilla, Zelaya dice che il colpo di Stato è stato scongiurato, ma in tutto il paese continua l’assalto a supermercati e distributori di benzina da parte della popolazione spaventata. Intanto Cuba, Ecuador, Nicaragua e Venezuela hanno dichiarato completo appoggio a Zelaya mentre nelle prossime ore si attende una dichiarazione da parte di Onu ed Oea riguardo la crisi politica che sta affondando Honduras.

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di Antonio Pagliula ~ 8:28 PM

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Da segnalare il momentaneo trasferimento del giornalista/blogger Piero Armenti, punto di riferimento in Italia per l’informazione dal Venezuela (www.notiziedacaracas.it) , a New York, da dove ha già cominciato a scrivere sulla grande mela con il nuovo blog www.notiziedanewyork.com .

Interessante l’analisi in ottica “latinoamericana” del passaggio dal sud al nord del continente, dal cortile alle sale di comando.


 

di Antonio Pagliula ~ 4:52 PM

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