mercoledì 16 settembre 2009
Micheletti, presidente hondureño in seguito al colpo di Stato di fine giugno, ha affermato ieri che solo una invasione da parte degli Stati Uniti potrebbe ripristinare il governo legittimo di Zelaya.

Si sta creando un pericoloso precedente in America Latina: un presidente golpista che si radica al potere con la forza militare e con l’appoggio dei poteri economici forti sta approfittando del poco interesse e della distrazione del governo degli Stati Uniti, che ha ben altro a cui pensare, e quasi certamente raggiungerà l’obiettivo di traghettare l’Honduras al 29 novembre, giorno delle previste elezioni presidenziali, privando un governo legittimo, quello di Zelaya, dei 5 mesi restanti per la fine del mandato.

Dura ammetterlo però Micheletti ed il suo entourage hanno in pratica vinto. Troppo deboli le reazioni internazionali al colpo di Stato. I golpisti tireranno avanti sino alle elezioni di novembre, in fondo mancano solo 2 mesi e si può fare a meno anche dello stop ai fondi economici destinati al paese centroamericano da parte di Stati Uniti, FMI, etc.

L’ultimo tentativo da parte degli Stati Uniti è stato quello di sospendere i visti a tutti i ripresentanti del governo illegittimo di Micheletti, ma serve ben altro per forzare il regime golpista a firmare la proposta del mediatore del conflitto hondureño, il presidente del Costarica e premio Nobel per la pace Óscar Arias, che prevedeva il ritorno al potere del presidente Zelaya. Anche l’espulsione da parte delle Nazioni Unite dell’ambasciatore di fatto mandato da Micheletti è poca roba visto che ci sono soli due mesi prima delle prossime elezioni.

Ora in occasione della celebrazione del giorno dell’indipendenza nel paese centroamericano, Micheletti fa addirittura la voce grossa ed afferma che solo un’azione militare statunitense potrebbe farlo scendere dalla poltrona presidenziale. Micheletti però sa benissimo che in questo momento il governo degli Stati Uniti ha ben altri problemi. Certo l’amministrazione Obama ha chiaramente condannato il colpo di Stato, non ha mai riconosciuto né Micheletti né il suo governo illegittimo ed ha colpito con sanzioni economiche l’Honduras, come la sospensione del “programma di cooperazione”, ma sicuramente non andrà mai ad invadere militarmente il piccolo paese centroamericano per almeno due ragioni:
  • Per rispettare le promesse elettorali ed dimostrare che gli Stati Uniti non sono più i guardiani/padroni del Mondo;
  • E soprattutto perché, anche se il governo Obama disapprova il colpo di Stato, sicuramente chi si occupa degli interessi economici statunitensi in America Latina in fondo preferisce Micheletti a Zelaya, così come gradirebbe una Bolivia senza Evo Morales, appoggiava il colpo di Stato nei confronti di Chávez ed oggi tace sulla possibile rielezione indefinita di Uribe in Colombia.

Altre due poi le lezioni che il colpo di Stato in Honduras ha impartito:
  • La comunità internazionale non conta nulla, né l’Onu, né l’Organizzazione degli Stati Americani hanno dimostrato di poter influire e reagire ad un colpo di Stato;
  • I paesi latinoamericani, anche se questa volta realmente uniti e compatti, al contrario di quanto si pensava non hanno ancora la forza sufficiente per regolare le faccende regionali. Ci sono ancora alcune democrazie giovani e fragili, con una istituzionalità debolissima, che non sono purtroppo ancora immuni al potere militare che già molto spesso in passato ci ha abituati ai colpi di Stato in questo stile.

Comunque tutto lascia pensare che Micheletti e soci arriveranno alle elezioni di novembre, moltissimi sono però i dubbi sulle stesse elezioni. Si sa che a Zelaya è stato impedito il rientro in patria e che molti componenti del suo governo e dei partiti di sinistra sono continuamente minacciati dal regime militare: in questo clima, considerando anche che i mezzi di comunicazione principali appoggiano Micheletti e giustificano il colpo di Stato, come si fa a sperare che le elezioni di novembre siano libere, senza pressioni e che anche i partiti di sinistra vicini a Zelaya possano partecipare ad una libera campagna elettorale? Riesce difficile immaginarlo.

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di Antonio Pagliula ~ 11:36 AM

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lunedì 14 settembre 2009
Il governo di Zapatero, in occasione della visita di Evo Morales in Spagna, annuncerà la cancellazione del 60% del debito che la Bolivia deve alla Spagna. Il restante 40% invece dovrà essere destinato all’educazione nel paese andino.

Saranno condonati ben 102 milioni di dollari di debito che la Bolivia aveva accumulato nel trascorso degli anni nei confronti della ex “madre terra”, la Spagna. La visita del presidente Morales in terre spagnole è inizia ieri a Madrid. Evo ha approfittato della visita in Spagna anche per reclamare all’Unione Europea il diritto ad una legge migratoria più tollerante. “Quando arrivarono gli europei in Bolivia, mai sono stati considerati come illegali. Anche se poveri, tutti hanno il diritto a vivere in qualsiasi parte del mondo. Dichiararci illegali è un errore”. Il presidente boliviano ha annunciato che sarà la sua prossima “battaglia personale” all’Onu quella del riconoscimento dello stato di persona legale anche per gli immigrati clandestini.

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di Antonio Pagliula ~ 10:56 AM

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venerdì 11 settembre 2009
San Salvador, capitale del Salvador, è solo al settimo posto della speciale classifica delle città più pericolose al mondo con 49 omicidi ogni 100mila abitanti. El Salvador è comunque il paese con il più alto tasso di omicidi in tutta l’America Latina e sicuramente il più pericoloso dei paesi in cui ho viaggiato personalmente.

Riporto qui comunque la classifica delle città più pericolose al mondo secondo il rapporto di una Ong messicana, il Citizen's Council for Public Security CCSP, il numero tra parentesi sta per il numero di omicidi ogni 100mila abitanti.

1. Ciudad Juarez, Messico(130)
2. Caracas, Venezuela (96)
3. New Orleans, Stati Uniti (95)
4. Tijuana, Messico (73)
5. San Diego, Stati Uniti (73)
6. Città del Capo, Sudafrica (62)
7. San Salvador, El Salvador (49)
8. Medellin, Colombia (45)
9. Baltimora, Stati Uniti (45)
10. Baghdad, Iraq (40)

A queste classifiche attribuisco poco valore ma è da sottolineare comunque come tra le prime dieci città ce ne siano ben 3 statunitensi e le due messicane siano in pratica sul confine con gli Stati Uniti. Assente invece tra le prime dieci Città del Messico, sottolineando la mia teoria (e la mia esperienza, visto che ci ho vissuto un bel po’) per cui non sia poi tanto pericolosa come spesso si descrive. L’unica città “in guerra” dichiarata è invece Baghdad, solo decima.

Concludo invece con la frase, sicuramente scontata ma comunque piena di verità, con cui mi ha risposto un amico brasiliano che vive a Città del Messico quando gli chiedevo se si sentisse più insicuro in Brasile o in Messico:

Depende de la hora del dia, del lugar donde se encuentra uno, de la manera en que uno se comporta… Toda America Latina es muy parecida en esto” (“Dipende dalla ora, del luogo in cui ci si trova e dalla forma di comportarsi di ciascuno… Tutta l’America Latina è molto simile parlando di insicurezza”).

Presto su questo blog un reportage del mio viaggio a San Salvador, lo scorso giugno.

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di Antonio Pagliula ~ 11:32 AM

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Sono già stati catturati gli esecutori materiali dell’omicidio di Christian Poveda, regista francese ucciso la scorsa settimana in Salvador. Tra i cinque ritenuti colpevoli anche un poliziotto, per confermare la teoria che in America Latina è sempre meglio guardarsi bene dagli uomini in divisa. Poveda viveva nel Salvador e aveva recentemente realizzato La vida loca, un documentario sulla vita dei membri della mara “La 18”, di cui potete vedere il trailer in basso.

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di Antonio Pagliula ~ 11:27 AM

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giovedì 10 settembre 2009
Un ispirazione divina ha portato un fanatico religioso boliviano a sequestrare un volo di Aeromexico in viaggio tra Cancun e Città del Messico. “Dovevo avvisare l’intera popolazione sul prossimo terremoto che colpirà il Messico, dobbiamo unirci tutti in preghiera”.

Quasi paradossale che un paese in piena guerra contro il narcotraffico ed i vari cartelli della droga faccia mettere in ginocchio il suo sistema di sicurezza aerea da uno pseudo prete boliviano appartenente ad una non ancora accertata setta religiosa. Il signor José Mar Flores Pereira, con un passato in patria da alcolista, ladro e tossicodipendente, sequestra con due lattine di succo di frutta ripiene di terra ed adornate da lucine colorate un volo di linea di una delle compagnie aeree più importanti messicane con 104 passeggeri a bordo più 7 componenti dell’equipaggio. Illuminato dalla cabala, aveva deciso che il 9 settembre 2009 (9/9/09) era il giorno adatto per lanciare un messaggio alla popolazione messicana sul presunto catastrofico terremoto che colpirà il paese da qui a poco.

Flores Pereira, arrestato una volta che l’aereo è atterrato nell’aeroporto internazionale di Città del Messico insieme ad altri 7 complici boliviani, aveva minacciato i piloti di far esplodere l’ordigno in possesso se non l’avessero messo in contatto con il presidente messicano Felipe Calderón. L’obiettivo rivelato da Flores Pereira dopo l’arresto era organizzare una preghiera collettiva nello Zocalo della capitale. I passeggeri del volo sembrerebbe che non si siano mai resi conto del sequestro se non una volta atterrati.

Ora il sequestratore è accusato di terrorismo e sequestro di persona. Alla domanda sui suoi complici lo pseudo prete ha risposto di avere solo tre complici: “Il padre, il Figlio e lo Spirito Santo”.

Al di là di questo caso specifico tragicomico, c’è da segnalare l’eccessivo imbarazzo che ha provocato un fanatico religioso nel sistema di sicurezza di un paese come il Messico che al contrario dovrebbe essere preparato a qualsiasi evenienza dal punto di vista della sicurezza e dell’ordine pubblico data la dichiarata guerra tra Stato e Narcomafie.

Insomma questo non è altro che l’ennesimo segnale di debolezza di uno Stato sotto assedio da cartelli della droga e criminalità organizzata.

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di Antonio Pagliula ~ 11:21 AM

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