Sicuramente nulla di cui essere felici ma almeno l'ordine costituzionale è stato ripristinato in Honduras e le elezioni di novembre, che saranno supervisate e garantite dagli Stati Uniti, saranno riconosciute internazionalmente. Forse troppo poco visto che per ora non si intravedono punizioni per i protagonisti del colpo di Stato dello scorso 28 giugno però quantomeno non sarà il governo golpista a gestire l'intero processo elettorale nell'attuale clima di terrore e repressione.Zelaya forse già domani potrà riassumere la carica presidenziale, aspetta solo la decisione del Congresso hondureño. L'accordo di Tegucigalpa arriva quindi a conclusione delle negoziazioni iniziate il 7 ottobre intraprese tra Zelaya e Micheletti e prevede il ritorno in carica di Zelaya che però non potrà convocare l'Assemblea Nazionale Costituente prevista.
Zelaya è apparso soddisfatto dichiarando: "L'accordo raggiunto è un trionfo della democrazia hondureña che permetterà alle elezioni di novembre di essere riconosciute dalla comunità internazionale. E' un segno di pace per il nostro paese e del ritorno alla democrazia".
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