Secondo la tradizione europeo-mediterranea i morti venivano ricordati tramite orazioni e preghiere. I defunti erano distanti dai vivi perché o in cielo o nell’inferno. Una visione radicalmente contrapposta alla vicinanza che c’era tra vivi e morti nella cultura preispanica. Con la cristianizzazione degli indigeni iniziata nel XVI secolo venne imposto il rito cattolico, però le comunità indigene lo reinterpretarono secondo le loro idee e dandone un valore proprio. Il risultato è la festa dei morti attuale in Messico che si festeggia l’1 (dedicato ai muertitos - i bambini) e il 2 novembre (dedicato agli adulti).
Le persone offrono ai defunti i loro cibi preferiti, sistemano in degli altarini le loro foto e pregano per le loro anime. Secondo la tradizione popolare i morti hanno il permesso di visitare parenti e amici sulla terra una volta l’anno. Durante il giorno dei morti, i vivi accolgono le anime dei morti con omaggi di fiori, di cibi particolari, candele e incenso. Non si tratta di un rito morboso ma di un’occasione di pace e serenità.
L’altare costituisce il vincolo tra i vivi e i morti. Lo si prepara per questi due giorni in cui la frontiera che divide la vita e la morte quasi scompare. I vivi preparano una festa in onore dei loro defunti, in una concezione della morte totalmente opposta a quella quasi macabra e timorosa che abbiamo noi in Europa.
Il fuoco si manifesta con le candele, immancabili, che servono ad illuminare il cammino dei morti sino all’altare che contiene i loro doni.
La terra è invece simbolizzata sia dal “flor de muertos” cempaxochitl (il cui forte aroma guida i defunti nel loro cammino di ritorno) che dai cibi preferiti in vita dai morti. Secondo la credenza questo offrenda viene prima consumata dagli ospiti d'oltretomba, che se ne nutrono assorbendo gusti e sapori, e poi nei giorni successivi, apparentemente intatta, dai loro cari; immancabile “el pan de muertos”, tortillas, mole e frutta).
L’acqua si riflette al suo stato naturale o sotto forma di bevande che si offrono ai morti (immancabile, assurdo dirlo ma è vero, la bottiglietta di coca cola, o una corona o spesso anche una bottiglia di tequila o mezcal).
Ed infine l’aria è rappresentata dal papel picado (carta velina bucherellata) che si colloca sui tavoli che fungono da altari. Il vento che passa in queste fessure rappresenta il soffio di vita, il respiro dei defunti.
Può sembrare un po’ strano ma invece è qualcosa di eccezionale e magico, il giorno dei morti è una festa, è vissuta in modo positivo la morte, che viene sdrammatizzata e resa familiare, non la si teme. “Il messicano ha familiarità con la morte, ci si scherza, la accarezza, ci dorme insieme, la celebra…” (Octavio Paz). La morte è infatti rappresentata con umorismo e perfino affetto da artigiani ed artisti. Teschi e scheletri vengono costruiti con zucchero, latta, legno, carta, argilla e ossa.
Un consiglio: passare un ponte dei morti in città come Oaxaca, Toluca, Mixquic o Tzintzuntzan (come tutti i paesini di Michoacan) può essere un’esperienza unica e irripetibile.
Le foto sono state scattate per la festa dei morti a Oaxaca.
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